Meno incidenti stradali col road safety manager

di Carlo Lavalle

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Partita a Catania la summer school sulla sicurezza stradale: grazie alla figura del road safety manager gli incidenti diminuiranno dai 900 ai 1.300.

E’ in corso di svolgimento (24-28 settembre) la summer school sulla sicurezza stradale che pone al centro della formazione l’attività del road safety manager.

Il workshop internazionale, organizzato dalla Società Italiana delle Infrastrutture Viarie (Siiv) e dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale (Dica) dell’Università di Catania, con il coordinamento del prof. Salvatore Cafiso, vede la partecipazione di 30 studenti provenienti dalle principali scuole di dottorato italiane e da centri di ricerca europei.

Il compito del road safety management è quello di limitare gli infortuni stradali. In Italia è stata di recente recepita (D.Lgs. 35/11) la direttiva Europea 2008/96/EC sulla sicurezza delle infrastrutture stradali che modifica l’approccio degli enti gestori delle strade, obbligandoli ad azioni di tipo sia terapeutico che preventivo. I soggetti deputati alla gestione dovranno secondo legge identificare le situazioni che possono portare ad incidenti, attraverso la verifica di sicurezza dei progetti stradali, di nuove infrastrutture, di interventi di adeguamento di strade esistenti e mediante la verifica delle caratteristiche delle strade esistenti in esercizio.

Per Salvatore Cafiso si tratta di una rivoluzione che richiede un avanzamento culturale da parte di tutti gli operatori del settore. “Il road safety management – spiega – dovrà infatti supportare gli organi istituzionali che hanno competenza sulla gestione della sicurezza stradale, come il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, le regioni e le province. Si stima che il road safety management diminuirà gli incidenti stradali dai 900 ai 1.300 casi”.

Nel corso il tema verrà sviscerato e saranno presentati molti aspetti, da quelli amministrativi a quelli relativi alla classificazione della sicurezza della rete stradale grazie alla partecipazione di funzionari provenienti dal ministero delle Infrastrutture e dall’Unione europea e di altri esperti di diversi paesi, dal Canada agli Stati Uniti.