Istat: disoccupazione raggiunge quota 8,2%

di Emanuele Menietti

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Non giungono notizie incoraggianti dall'ultimo rapporto Istat: il tasso di disoccupazione continua a salire e lancia pesanti ombre sui margini di ripresa per il 2010

Cresce ancora il tasso di disoccupazione in Italia e raggiunge quota 8,2%. A rivelarlo è la Rilevazione sulle forze di lavoro condotta dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) nel corso del terzo trimestre dell’anno in corso [pdf]. I dati forniti dimostrano quanto gli effetti della difficile congiuntura economica abbiano influito sul mercato lavorativo nel nostro paese. Il numero degli occupati nei tre mesi presi in esame è diminuito di circa 508mila unità rispetto al medesimo periodo del 2008.

«Nel terzo trimestre 2009 l’offerta di lavoro registra, rispetto allo stesso periodo del 2008, una riduzione dello 0,9 per cento (-222mila unità). Il numero di occupati risulta pari a 23.010.00 unità, in forte calo su base annua (-2,2 per cento, pari a 508mila unità)» scrivono gli analisti dell’Istat nel rapporto da poco rilasciato. La prestazione rilevata deriva principalmente da una ulteriore riduzione dell’occupazione autonoma, dei dipendenti a termine e dei collaboratori, accompagnata da una sensibile flessione anche per i dipendenti a tempo indeterminato. La contrazione in termini destagionalizzati dell’occupazione totale rispetto al secondo trimestre dell’anno in corso è dunque pari allo 0,5%.

Nella fascia attiva della popolazione, compresa tra i 15 e i 64 anni, il tasso di occupazione ha fatto registrare un nuovo arretramento tendenziale, che si va ad aggiungere alle quattro flessioni consecutive precedenti, e ha raggiunto quota 57,5%, dunque 1,5 punti percentuali in meno rispetto al dato registrato nel terzo trimestre del 2008. Il numero delle persone in cerca di occupazione è in crescita e ammonta a circa 1,8 milioni, dato che fa registrare un aumento del 18,7% pari a ben 286mila unità.

«La crescita della disoccupazione riflette il diffondersi dei casi dovuti alla perdita della precedente occupazione. Peraltro, la crescita più contenuta della disoccupazione in rapporto alla caduta dell’occupazione si accompagna ancora una volta ad un incremento dell’inattività (+2,7 per cento, pari a +392.000 unità), dovuto all’attesa dei risultati di passate azioni di ricerca, alla mancata ricerca del lavoro delle donne per motivi familiari e al ritardato ingresso dei giovani nel mercato del lavoro» osserva l’Istat, sottolineando come nel trimestre luglio – settembre il tasso di disoccupazione sia stato pari al 7,3% in termini grezzi, rispetto al 6,1% rilevato nel terzo trimestre del 2008.

L’Istituto ha inoltre rivisto alcune delle previsioni mensili destagionalizzate dei principali indicatori. Nel mese di ottobre il numero di occupati si riduce dunque dello 0,1% rispetto al mese di settembre, mentre il tasso di disoccupazione si attesta a quota 8,2 punti percentuali, valore superiore dello 0,2% rispetto alle precedenti stime.

L’analisi per sesso e ripartizione geografica del tasso di disoccupazione conferma le discrepanze già rilevate in passato dall’Istat. Il tasso di disoccupazione maschile ha raggiunto nel terzo trimestre del 2009 i 6,4 punti percentuali rispeto al 4,9% rilevato nel medesimo periodo di riferimento nel 2009; quello femminile, invece, passa dal 7,9% dello scorso anno all’8,6% con un sensibile incremento. «Nel Nord l’innalzamento dell’indicatore (dal 3,4 al 5,1 per cento) riguarda sia gli uomini sia le donne; nel Centro il tasso di disoccupazione si porta al 6,5 per cento (dal 5,7 per cento di un anno prima)», mentre nel Mezzogiorno la cifra si attesta a quota 11,7% con un incremento dello 0,6% su base annua.

I dati forniti dall’Istat fotografano la difficile condizione del mercato del lavoro italiano, già in affanno e colpito dalla grave crisi su scala globale. Il calo degli ordinativi e il conseguente andamento ondivago della produzione industriale contribuiscono alla sensibile flessione dell’occupazione. Secondo numerosi analisti, il 2010 riserverà ancora momenti difficili sul fronte occupazionale e offrirà scarsi margini di ripresa. Le condizioni dovrebbero migliorare in maniera significativa a partire dal 2011, ma le incertezze restano ancora molte.

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