Harrods sonda il terreno a Shanghai

di Barbara Weisz

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Il marchio londinese sta valutando l'ipotesi di aprire il primo store all'estero, nella città cinese. Indiscrezioni del Guardian e del China Daily

La certezza è che i cinesi rappresentano un target molto interessante per i brand del lusso. L’indiscrezione è che ad aprire un negozio nel paese asiatico, per la precisione a Shanghai, ci sta pensando persino Harrods.

Il più celebre grande magazzino del pianeta, che vende e consegna la propria merce in tutto il mondo da molto prima che arrivassero Internet e il commercio elettronico, non ha mai aperto una sede all’estero, cioè fuori dalla Gran Bretagna (se si escludono i punti vendita negli aeroporti).

Il suo perimetro è sempre rimasto circoscritto, si fa per dire, agli oltre 90mila metri quadri divisi in 330 reparti della storica sede di Knightsbridge, a Londra. Non c’è nulla di ufficiale, è bene ricordarlo, ma i rumors dell’interesse nei confronti di Shanghai si sono succeduti, e fra gli altri ne hanno parlato prima il britannico Guardian quindi l’asiatico China Daily.

Secondo quest’ultima testata, i dirigenti del grande magazzino fondato da Charles Henry Harrod a metà del 1800 (inizialmente era una semplice drogheria, con sede nell’East End) stanno sondando il terreno con le autorità municipali di Shanghai per verificare la fattibilità del progetto. Sempre secondo l’organo di stampa asiatico, per la ricerca di una location adatta, l’interesse si sta concentrando sul Bund, una zona commerciale di lusso che una volta era il quartiere degli affari, dove si trovavano anche le sedi delle banche e dei mercanti inglesi.

I tempi del progetto non sarebbero brevi, si parla di un paio d’anni. E, come ha sottolineato la manager di Harrods Hannah Hodges, niente di concreto è stato deciso in relazione all’apertura a Shanghai. Ma sembra invece certo che nei piani del celebre marchio, venduto nel maggio scorso dall’ormai ex proprietario Mohamed Al Fayed alla holding della famiglia reale del Qatar per un miliardo e mezzo di sterline (1,7 mld di euro), ci sia l’espansione all’estero.

Lo ha dichiarato al Guardian il managing director Michael Ward: «se possiamo aprire stores in altre aree geografiche? L’opportunità c’è. Ci sono zone del mondo in cui potremmo operare con profitto», e «la Cina è la più probabile». I motivi sono appunto legati al fatto che gli abitanti del più grande paese del mondo sono sempre più propensi agli acquisti e si stanno imponendo negli ultimi anni come un target interessante anche per il settore del lusso.

Da Harrods nell’ultimo anno il numero dei visitatori cinesi è cresciuto del 125%. La loro spesa media è superiore di tre volte a quella dei turisti americani. La Cina ha recentemente superato gli Stati Uniti, diventando il secondo mercato mondiale per il lusso, dopo il Giappone, con una quota del 27,5% (dati Bain & Co). Nel paese le vendite dei beni di lusso sono salite del 12% nel 2009 a 9,6 miliardi di dollari, e ci sono stime secondo cui nei prossimi cinque-sette anni il paese diventerà il primo mercato del mondo con una spesa intorno ai 14,6 miliardi.

E i marchi se ne stanno accorgendo. Per restare fra i brand del retail britannico, si può citare Marks and Spencer, che il mese scorso ha aperto il suo secondo negozio a Shanghai e sembra intenzionato ad inaugurarne un terzo. Uscendo dai confini di Sua Maestà, fra aprile e giugno sempre nella città che sta ospitando l’Expo hanno aperto marchi come Louis Vuitton, Zegna, Gucci, Dior, Tiffany, Hermes e Prada.

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