Ecco l’azione più antica del mondo

di Barbara Weisz

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È un titolo del 1606 emesso dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali nella prima ipo della storia. L'ha trovato uno studente di Utrecht

Era lì, da circa quattrocento anni, nell’arichivio della città di Hoorn, che nel diciassettesimo secolo fu sede di una delle sei “Camere” della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. L’ha trovata uno studente di storia dell’Università di Utrecht, e secondo gli esperti è la più antica azione di borsa del mondo.

La data dell’azione appena ritrovata è il 9 settembre 1606. Si tratta, come è facile immaginare, di un titolo emesso dalla Compagnia delle Indie sopra citata, che come forse molti ricorderanno è stata la prima società del pianeta ad emettere titoli di borsa, nel 1602, mettendo la prima pietra di quella che infatti è la più antica borsa valori del mondo, Amsterdam.

L’azione apparteneva a Pieter Harmensz, che abitava a Enkhuizen, cittadina in cui furono sottoscritte ben 538 azioni della Compagnia, per un totale di 540mila fiorini olandesi, cifra che la piazzò al terzo posto nel capitale dopo Amsterdam e Middelburg. L’emissione, la prima ipo della storia si può dire, terminò il primo settembre del 1602, quindi quattro anni prima della data stampata sul titolo appena ritrovato, che è quella in cui Pieter Harmensz pagò l’ultima rata dei 150 guilders investiti. L’uomo, un assistente personale del sindaco, morì nel 1638 e lasciò il titolo alla vedova e alla figlia, Ada.

Prima di questa, la più antica azione del mondo conosciuta aveva solo qualche settimana di meno: 27 settembre 1606. È sempre un titolo della Compagnia olandese della Indie Orientali intorno al quale c’è un piccolo giallo: fino al 1980 era custodita nella collezione dell’arichivio del comune di Amsterdam, oggi si trova in Germania, in mano a un gruppo di investitori che, secondo quanto si legge sul sito “Worldsoldestshare.com”, la vendono per una cifra astronomica.

Anche la storia di questo titolo è affascinante. Fu registrata quando, sempre nel 1606, il suo possessore, Hendrick Cock, aveva un anno e mezzo. Il bambino era rimasto orfano, l’azione era un’eredità del padre, a cui più tardi si aggiunsero anche i titoli della nonna, Agneta Cock, che aveva investito nella Compagnia delle Indie ben 4mila 800 fiorini.

C’è un particolare interessante che accomuna la storia di questi due reperti: in entrambi i casi, gli azionisti faticavano parecchio a incassare i dividendi. Agneta Cock non ottenne nulla fino al 1611, quando ricevette il 50% degli interessi sotto forma di pepe, mentre negli anni seguenti la pagarono per il 75% con altre spezie. Non è andata molto meglio a Pieter Harmensz, che il primo dividendo lo vide nel 1610, parte in denaro e parte, anche lui, sotto forma di spezie.

Insomma, la Compagnia delle Indie non si comportava benissimo con i propri azionisti e, come fa notare sempre il sito dedicato all’azione più vecchia del mondo, anche la governance della società «lasciava parecchio a desiderare». Quanto alle comunicazioni al mercato, agli azionisti «non fu mai detto nulla di come veniva gestita l’azienda». Niente di nuovo sotto il sole, si potrebbe dire con una facile battuta. Comunque sia, sfogliando le quattro pagine di cui è composta l’azione appena ritrovata, si può leggere un interessante elenco di annotazioni relative al pagamento degli interessi fino al 1650.

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