Giugno positivo per il traffico aereo internazionale

di Andrea Barbieri Carones

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I dati mensili resi noti dalla Iata mostrano un leggero aumento dei passeggeri che viaggiano in aereo mentre le merci segnano il passo.

Il traffico aereo internazionale cresce, anche se poco. I dati provenienti dalla Iata [scarica i dati], il massimo esponente del settore, mostrano dunque un leggero ottimismo sullo stato di salute dell’economia mondiale, di cui il trasporto dei cieli rappresenta un barometro che tutti i Paesi guardano con attenzione.

I dati relativi al mese di giugno 2011 mostrano che i passeggeri sono aumentati del +4,4% mentre le merci che hanno “volato” sono state il 3,3% in meno rispetto allo stesso periodo del 2010. Relativamente a questo ultimo settore sembra che le aziende di varie parti del mondo abbiano dirottato il trasporto dei propri beni dai velivoli ad altri mezzi di trasporto, come le navi o i treni, che risentono meno dell’incremento del prezzo del carburante e che hanno visto incrementare i propri volumi visto che il commercio internazionale viaggia a ritmi di +7% annuo.

Confrontando il mese di giugno con maggio, si vede una contrazione dell1% sia del trasporto passeggeri sia di quello cargo.

Analizzando il trasporto aereo passeggeri si nota che la domanda è in crescita sui collegamenti internazionali (+5,9%) con aerei che mediamente hanno volato con il 79% dei sedili occupati (leggermente al di sotto del giugno 2010). Ad avvantaggiarsi dell’incremento dei passeggeri sulle rotte extra nazionali sono stati soprattutto i vettori dell’America latina e dell’Europa. Per quanto riguarda i collegamenti nazionali è il Brasile il Paese in cui c’è stato il maggior aumento di domanda, con +15,1%.

Ma come si chiuderà il 2011? L’associazione internazionale del trasporto aereo prevede che sommando i profitti annuali di tutte le compagnie mondiali si raggiunga la cifra di 4 miliardi di dollari, cifra che – nonostante le apparenze – rappresenta una notevole diminuzione rispetto allo scorso anno quando si raggiunse quota 18 miliardi. Ma allora il prezzo del petrolio non aveva raggiunto le quotazioni attuali e incideva sui costi per una percentuale minore rispetto al 30% odierno.

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