Confindustria: pil in calo e ripresa più lontana

di Andrea Barbieri Carones

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Il Centro Sudi di Confindustria non prevede nulla di buono per l'economia italiana: nel 2012, PIL in calo e fiducia delle famiglie a livelli bassi.

Calo dei consumi, export fermo (nonostante il commercio mondiale vada meglio) e peggioramento del mercato del lavoro: queste le rilevazioni del Centro Studi Confindustria nella Congiuntura Flash e relative all’Italia del 2012.

A risentire maggiormente della crisi è l’occupazione: in una nota ufficiale si legge che “L’Istat ha rivisto al rialzo il tasso di disoccupazione a partire dall’ottobre 2011, con un ulteriore aumento a marzo al 9,8%, top dal settembre 2000. A fronte di un calo degli occupati dello 0,2%, il balzo (dall’8,3% di agosto) si spiega soprattutto con l’aumento della forza lavoro (+1,5%), particolarmente marcato tra le donne (+2,1% contro il +1,1% degli uomini)”.

“La fiducia delle famiglie ha toccato in aprile il minimo storico (89 da 96,3 a marzo, ossia 3,8 punti sotto il record del luglio 2008). Sono crollati i giudizi sul bilancio familiare (-12 da -7). Tra le molte cause, si distingue il balzo dei prezzi al consumo energetici: +34,8% in aprile dall’ottobre 2009, +13,6% dal picco 2008. Sarà lenito dalla flessione del Brent: 113 dollari in maggio (da 125 in marzo)”. Intanto la spesa “è frenata anche dal maggior risparmio precauzionale, alimentato dall’incertezza sull’ammontare degli esborsi fiscali e dal tentativo di ricostituirne il valore eroso nel 2008-2009 per difendere lo standard di vita”. Intanto il volume delle esportazioni italiane mostra, “al di là delle variazioni mensili altalenanti, un profilo piatto dalla primavera 2011, con qualche segno di maggiore dinamismo negli ultimi mesi grazie alle vendite extra-UE. Segnali non rassicuranti provengono dai giudizi delle imprese sugli ordini esteri che in aprile si sono ulteriormente ridotti, passando da -33 a -34”.

Questa situazione – come detto – si riflette anche sulla fiducia delle famiglie, i cui bilanci sono in difficoltà “mentre i margini delle imprese sono erosi dai maggiori costi unitari, anche del lavoro”. Per questo motivo, la ripresa sembra allontanarsi mentre si fa strada lo spettro della recessione: “Lo scenario economico ha cessato di migliorare: la recessione nell’Eurozona si sta accentuando e si discosta dal percorso di uscita dalla recessione, che prevedeva una contrazione meno intensa nel secondo trimestre e il ritorno a variazioni positive a partire dal terzo”.

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