L’Italia arretra nel manifatturiero

di Carlo Lavalle

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L'Italia scivola dal 5° all'8° posto nella classifica mondiale scavalcata dai paesi emergenti secondo Confindustria.

L’Italia soffre la ricaduta in recessione, il credit crunch e la bassa redditività e non riesce più a reggere il passo con altri paesi che guadagnano posizioni scavalcando nella classifica dell’industria manifatturiera mondiale.

E’ quanto emerge nella Relazione sugli Scenari industriali a cura del Centro Studi di Confindustria. Tra il 2007 e il 2011 l’Italia è scivolata dal 5° all’8° posto della graduatoria internazionale delle principali nazioni industriali mentre avanzano le economie emergenti come Brasile e India, il cui sviluppo pone sfide epocali nelle materie prime, nell’energia e nell’ambiente. Nella produzione manifatturiera pro-capite il Belpaese cede la 4a posizione slittando alla 6a.

Nel 2011 la Cina rimane saldamente prima, seguita da USA, Giappone e Germania. L’UE 15 cala dal 27,1% al 21,0% ma nel complesso resta la seconda potenza industriale mondiale.

L’Italia pur perdendo terreno a livello globale è connotata da un suo dinamismo interno. Diminuisce la competitività italiana ma il paese reagisce cambiando la specializzazione merceologica. L’Italia difende il primato mondiale nel tessile, nell’abbigliamento, nel cuoio, pelletteria e calzature, nella meccanica non elettronica, nei manufatti di base e nei prodotti diversi. Per primi e secondi posti è superato solo dalla Germania. La rispecializzazione settoriale è stata però molto marcata. Il peso sull’export del made in Italy legato a moda e design si è ridotto dal 21,5% del 1991 al 13,9% del 2011 mentre quello dei beni a maggiore intensità tecnologica ed economie di scala è cresciuto dal 60,8% al 66,9%.

Inoltre, si è assistito ad un riorientamento sui mercati esteri più promettenti. Tuttavia, secondo Confindustria le imprese italiane fanno fatica a presidiare i mercati geograficamente più lontani, come Cina e India, che sono anche i più dinamici.

Resta alto in ogni caso il pericolo causato dalla ricaduta in recessione. Ciò mette a repentaglio una larga parte del tessuto produttivo industriale, che è la base del benessere italiano. Il rischio è quello di una precoce deindustrializzazione, mentre le economie emergenti sono in continua ascesa e nel resto del mondo è stato riscoperto il ruolo centrale del manifatturiero.

Nel settore manifatturiero è in atto un processo di selezione molto significativo con aziende che riescono a recuperare competitività e altre che restano indietro. L’innovazione è una condizione fondamentale per la ripresa: per Giorgio Squinzi, neo Presidente di Confindustria, bisogna riprendere una strada di crescita, attraverso il rilancio di una politica industriale, basata su rapporti di collaborazione strategica tra pubblico e privato, e della domanda interna, strettamente legata alle performance della manifattura italiana.

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