Videocon fallita, 1300 senza lavoro

di Massimiliano Santoro

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Tegola per circa 1300 lavoratori della ex Videocolor di Anagni: la Camera di Commercio di Frosinone ha decretato il fallimento dell'azienda.

Futuro meno roseo per i circa 1300 lavoratori della Videocon di Anagni, controllata da un gruppo indiano, che avrebbe accumulato negli anni un deficit di circa 100 milioni di euro. E così, dopo 7 anni di cassa integrazione, per i dipendenti della seconda fabbrica della zona del Frusinate dopo la Fiat di Cassino, è arrivata la doccia fredda tanto temuta ovvero la notizia che alla Camera di Commercio di Frosinone è stato notificato il provvedimento del tribunale relativo al fallimento.

La notizia ha portato alle reazioni dei sindacati che sono sul piede di guerra e l’Usb (l’Unione sindacale di base), attraverso una nota, ha fatto sapere che i lavoratori, dopo essersi riuniti in assemblea generale, hanno deciso di continuare nella loro battaglia occupando lo stabilimento e organizzando per il prossimo 2 luglio una giornata di confronto con le forze politiche e sociali, denominata “Videocolor Day”, e alla quale sono stati invitati a partecipare rappresentanti del governo e degli imprenditori: “Tanta la rabbia dei lavoratori, che dopo un’assemblea generale, hanno deciso di riprendere le lotte occupando lo stabilimento e lanciando per il prossimo 2 luglio questa forma di protesta – si legge nella nota dell’Usb – una giornata di confronto con le forze politiche e sociali, a cui parteciperanno gli amministratori locali, provinciali e regionali e sono stati invitati i rappresentanti del governo e degli imprenditori”.

La Videocon era nota per produrre schermi e componenti per televisori fin dalla  fine degli anni Sessanta. Nel 2005 passò dalle mani della Videocolor (primo produttore mondiale di cinescopi per televisori) di proprietà dell’azienda francese Thomson al gruppo indiano che fa capo a Venugopal Dooth. In seguito erano però arrivati gli aiuti di Stato , la cassa integrazione e vari piani industriali mai attuati.

“I lavoratori intendono così richiamare tutti al rispetto degli impegni assunti – conclude la nota Usb – e mirati al rilancio produttivo dello stabilimento, che dal 1967 ha consentito lo sviluppo economico e sociale di un intero territorio”.