Vaticano: sì alla Tobin tax

di Andrea Barbieri Carones

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Il Vaticano è favorevole alla Tobin Tax per una questione di giustizia sociale; la Consob, invece, ritiene che sia scritta male e sia aggirabile.

La Chiesa dice sì alla Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie che l’Italia – insieme ad altri 10 paesi dell’Unione europea – ha adottato a inizio ottobre.

La motivazione resa nota dall’arcivescovo Mario Toso – segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace – è legata semplicemente alla “giustizia sociale“. Per questo motivo, il suo dicastero propone una tassazione sulle transazioni e, in modo particolare “certe transazioni” di carattere particolarmente elevato e speculativo.

“Quello che non capisco – ha detto – è come mai la gran parte del mondo economico italiano ed europeo sia sottoposto a una (giusta) tassazione, mentre la stessa cosa non si possa dire di larghe fasce del mondo finanziario, soprattutto di quello che effettua speculazioni e transazioni elevate senza alcuno scrupolo e senza alcuna regola morale. Perché non devono essere toccati da una tassazione per lo meno pari a quella degli altri? E perché non devono contribuire al bene comune?”.

Parlando a Radio Vaticana, Mario Toso chiarisce anche che “è una cosa indispensabile la riforma del sistema monetario e finanziario mondiale, come ha detto lo stesso Pontefice riferendosi al fatto che la finanza speculativa va fermata o moderata dato che la Chiesa invita la finanza a essere uno strumento che aiuti a portare benessere e ricchezza”.

Intanto la Tobin tax è avversata dai banchieri italiani non nella sostanza ma per come è scritta, mentre il presidente Consob, Giuseppe Vargas, ritiene che sia una misura che si può aggirare senza troppi problemi. “Se un operatore finanziario che non risiede in Italia fa un’operazione dall’estero su un titolo di Piazza Affari, la tassa non la paga”. E quindi elude la Tobin tax, tassa che in sostanza “spinge i grandi operatori della finanza italiana a spostarsi all’estero per effettuare transazioni, con la conseguenza che a perderci sarebbe la Borsa di Milano, senza che il fisco ne abbia vantaggio”.