Paperoni, la nuova corsa all’oro

di Barbara Weisz

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Gli investitori che dispongono di grandi patrimoni investono nel metallo giallo comprando direttamente i lingotti. Sui mercati, oro e argento record

Quando si dice investire in oro. Il prezzo del metallo prezioso fra ieri e oggi è schizzato sui mercati di Londra e di New York. Nella capitale inglese ha segnato un record a 1.323 dollari l’oncia, il futures Usa ha toccato i 1.238 dollari l’oncia.

Sulla scia di questo andamento, anche l’argento ha segnato un record trentennale a 22,18 dollari l’oncia. Il classico bene rifugio viene così premiato in un momento in cui evidentemente gli investitori sono preoccupati del rischio di una nuova fase recessiva. Ma a spingere le quotazioni sembra ci sia anche una vera e propria corsa all’oro da parte dei ricconi di tutto il pianeta. I quali non acquistano futures, ma direttamente lingotti.

Josef Stadler, executive che dirige i servizi della svizzera Ubs per investimenti sopra i 50 milioni di dollari, nel corso del Reuters Global Private Banking Summit, ha raccontato: «Abbiamo un esempio significativo di una coppia che ha comprato oltre una tonnellata d’oro… e che la sta portando da un’altra parte». Ai prezzi odierni, si tratta di un valore di circa 42 milioni di dollari.

Del resto, Ubs consiglia ai propri clienti che possono contare su ingenti patrimoni di investire almeno un 7-10% dei propri asset in metalli preziosi. È d’accordo il responsabile degli investimenti in Asia di Julius Baer, Van Anantha-Nageswaran: «considero l’oro un’assicurazione», spiega, aggiungendo di aver «raccomandato che un minimo del 10% dei portafogli, e anche qualcosa in più, venga utilizzato per il trading, per rispondere a segnali di sovracquisti o sovravendite a corto termine».

Nello scorso mese di settembre il finanziere americano George Soros ha ammonito che l’oro rischia di essere la nuova bolla, spiegando che si tratta di un metallo molto costoso da estrarre e che non ha un valore reale, a parte il prezzo di mercato. Ma evidentemente, gli investitori, quelli che si possono permettere di fare simili investimenti, sono più preoccupati dell’instabilità dei mercati e delle prospettive dell’economia che non dei rischi legati all’acquisto di oro.

In realtà, secondo quanto spiega Anthony DeChellis, direttore facente funzioni della divisione di private banking per le Americhe di Credit Suisse, più che usarlo come investimento di lungo periodo, i paperoni comprano l’oro proprio per sfruttare la salita dei prezzi attuale: «Chiedono: Se è una bolla, per quanto tempo posso usarla?».

Ma anche fra gli esperti, ci sono voci maggiormente prudenti. Samir Raslan, capo di Citigroup per l’Europa centrale, orientale e settentrionale, spiega che in realtà i clienti non stanno sovrainvestendo, aggiungendo che il movimento esiste, «fa parte di una ricollocazione degli asset, ma non è qualcosa che hanno deciso tutti all’improvviso». E Per Andreas Wolfer, capo del private banking di UniCredit, riferendosi a questo trend spiega: «Lo abbiamo visto ma non l’abbiamo sopravvalutato nella nostra asset allocation».