Licenziamento: repechage per assunzioni stabili

di Francesca Pietroforte

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Una nuova assunzione contestuale al licenziamento di un dipendente non viola l’obbligo di repechage se il contratto è diverso.

In materia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, determinato da ragioni inerenti l’attività produttiva e l’organizzazione del (art. 3 della legge 15 luglio 1966 n. 604), il datore di lavoro che licenzia un dipendente a tempo indeterminato per giustificato motivo oggettivo non viola l’obbligo di repechage se avvia una nuova assunzione a termine prima del licenziamento (Tribunale di Roma, ordinanza 27 ottobre 2014).

Se la nuova assunzione “esterna” si perfeziona tramite un tipo di contratto diverso da quello del lavoratore licenziato, infatti, allora non può essere considerato motivo ostativo al repechage.

In altre parole l’assunzione avvenuta contestualmente al licenziamento non rappresenta violazione dell’obbligo di repechage se è a termine rispetto ad un altra a tempo indeterminato.

Già la sentenza 13 agosto 2008, n. 21579 della Corte di Cassazione, riconosce che l’obbligo di repechage non può essere circoscritto alla ricerca di posizioni equivalenti a quella ricoperta dal lavoratore, ma può estendersi anche a mansioni inferiori sebbene vicine alle capacità professionali del dipendente e al suo bagaglio di esperienze.

In generale, ricordiamo che per la legittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo deve sussistere il rispetto dell’obbligo di repechage (ripescaggio). Se questo non è possibile, spetta comunque al datore di lavoro dimostrare l’impossibilità di poter adibire il lavoratore a una differente mansione.

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