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Emendamenti alla Legge di Bilancio: le nuove misure

di Barbara Weisz

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Emendamenti in commissione alla Camera, senza novità su reddito di cittadinanza e riforma pensioni: sconto IMU al 40% per le imprese, flat tax Partite IVA con vincoli più stringenti.

Rush finale in commissione alla Camera sulla manovra di Bilancio: testo della manovra in Aula di Montecitorio mercoledì 5 dicembre. Nel frattempo, sono stati presentati gli emendamenti di Governo e relatori, in tutto 55 proposte di modifica, 15 dell’esecutivo e 40 dei relatori.

Non ci sono norme di dettaglio attese, ossia su riforma pensioni (quota 100 in primis) – ma resta aperta la possibilità che la strada sia quella di inserire anche queste nella manovra – di cui nella Legge di Bilancio ci sono solo le risorse previste, che rimandano a specifici provvedimenti per la loro attuazione. Sembrava che l’esecutivo fosse intenzionato a mettere a punto specifici decreti, sempre da approvare entro la fine dell’anno, mentre le ultime ipotesi tornano a privilegiare l’introduzione delle riforme nella manovra, attraverso emendamenti. Che, però, verranno evidentemente presentati direttamente nell’Aula della Camera oppure (più probabilmente) nel corso del successivo passaggio in Senato.

Sul fronte reddito di cittadinanza si registra invece un nuovo stanziamento per effettuare 4mila assunzioni nei centri per l’impiego.

Altro provvedimento atteso, che non è previsto dalle proposte di modifica fino ad ora presentate, è il taglio delle pensioni d’oro (calcolo interamente contributivo degli assegni sopra i 90mila euro lordi all’anno).

Fra le novità che riguardano le imprese, il taglio IMU sui capannoni industriali, che ai fini IRES o IRPEF passa al 40% (un raddoppio dell’agevolazione, prima al 20%).

Ci sono chiarimenti anche sulla flat tax: viene meglio precisato il divieto di applicare il regime forfettario nel caso in cui ci siano stati rapporti di lavoro con il committente nei due anni precedenti. Era una norma già prevista, che però nella precedente formulazione riguardava solo lo svolgimento di attività di lavoro dipendente o assimilato nei due anni precedenti presso un datore di lavoro poi diventato committente. Ora, la norma prevede che il divieto riguardi:

le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro.

Come si vede, quindi, diventa più stringente il divieto, da leggere in chiave anti-furbetti. Fra l’altro, il divieto viene esteso anche all’applicazione, dal 2020, dell’imposta agevolata al 20% per i redditi da 65mila a 100mila euro.

Fra le altre proposte ci sono nuove risorse per il CNR, per il taglio delle liste d’attesa nella Sanità (con la possibilità per le ASL di rivolgersi, per esigenza particolari, a medici privati) e per assunzioni in diversi settori della pubblica amministrazione.