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Rating e manovra: manca solo il testo

di Barbara Weisz

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I giudizi delle agenzie di rating contengono i danni e il mercato reagisce positivamente a S&P, ma ancora non si vede il testo della Legge di Bilancio, atteso a giorni.

S&P fa il contrario di Moody’s, ovvero non riduce il rating dell’Italia ma abbassa l’outlook (cioè le prospettive), portandolo a “negativo” dal precedente “stabile”. Risultato: si limitano i danni e i mercati reagiscono positivamente. Piazza Affari apre infatti in rialzo: lo spread torna a scendere sotto i 300 punti. L’agenzia americana ha lasciato il giudizio sull’Italia a livello BBB, abbassando di un gradino l’outlook. Fra i diversi scenari possibili è probabilmente uno dei migliori (si temeva una scelta analoga a quella effettuata da Moody’s). Il report prevede un deficit 2019 al 2,7%, più alto rispetto a quello stimato dal Governo in manovra (pari al 2,4%) mentre limita le stime di crescita all’1,1%, abbassandole rispetto a quelle precedentemente comunicate (pari all’1,4%).

Si tratta di un livello sensibilmente più basso rispetto a quello previsto dal Def del Governo, pari all’1,6% per il 2019. Infine, il debito, che non è visto in diminuzione (resta al 128.5% del PIL). Il motivo delle previsioni dell’agenzia, molto meno rosee di quelle dell’esecutivo, è che «le politiche fiscali ed economiche previste dal Governo indeboliscono la crescita», e rappresentano un punto critico rispetto alla traiettoria di riduzione del debito.

Le stime del governo sul crescita per il 2019 vengono definite «eccessivamente ottimistiche», mentre evidentemente non c’è apprezzamento per la manovra. La parte maggiormente contestata è quella relativa alle pensioni: la maggiore flessibilità in uscita rischia di invertire il ciclo virtuoso di risparmi previdenziali impresso con la Riforma Fornero e di minare la sostenibilità dei conti pubblici sul lungo termine.

Il secondo punto di debolezza viene identificato nell’erosione delle fiducia degli investitori, che si riflette negativamente sul settore bancario (che in effetti è quello che ha pagato maggiormente le recenti impennate dello spread). Anche perché, come sottolinea la stessa S&P, le banche italiane sono particolarmente esposte sul fronte del rischio Italia, avendo molti titoli pubblici (sono di fatto il primo creditore dello Stato).

Detto questo, non c’è il temuto declassamento. E l’andamento dei mercati riflette la notizia relativamente positiva. Ora l’attenzione torna a spostarsi sulla Legge di Bilancio, che ancora non è arrivata in Parlamento e sta battendo ogni record di ritardo (è stata approvata lo scorso 15 ottobre dal consiglio dei ministri). Il testo, par di capire, è comunque atteso ormai in tempi molto brevi.