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Pensioni e previdenza: Manovra finanziaria con tagli e blocchi

di Noemi Ricci

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Riforma pensioni nella Manovra finanziaria: nel sistema previdenziale e assistenziale, nessuna rivalutazione per pensioni sopra i 2.300 euro e per quelle inferiori nella misura del 45% nel biennio 2012-2013, riviste le pensioni di reversibilità.

Pensioni: cattive notizie per 13 milioni di lavoratori, coinvolti dai tagli anche gli assegni previdenziali di importo a partire da 1.400 euro. La riforma operata dalla manovra finanziaria riguarderà l’intero sistema previdenziale, compresa la rivalutazione delle pensioni di reversibilità.

Dal 2012-2013 non verranno rivalutare le pensioni oltre i 2.300 euro al mese, o pari a cinque volte il minimo della pensione INPS 2011 (476 euro al mese).

Per le pensioni tra i 1.428 e i 2.380 euro mensili, la rivalutazione verrà effettuata in misura del 45%.

Dal 2014, inoltre, si procederà con l’innalzamento dell’età minima di pensione di almeno tre mesi.

La razionalizzazione del sistema delle prestazioni assistenziali e previdenziali dovrà essere attuata in due anni e prevede una modifica dei criteri per le invalidità, degli indicatori della situazione economica e dei requisiti reddituali e patrimoniali richiesti.

Verranno eliminate le sovrapposizioni esistenti tra i diversi strumenti previdenziali, assistenziali e fiscali a sostegno dei cittadini meno abbienti.

Saranno redistribuite le competenze tra INPS, Regioni e Comuni: l’INPS svolgerà il compito di agente pagatore e controllore, gli enti locali avranno l’incarico della prestazione dei servizi, alle Regioni verrà riservato un fondo da destinare alle indennità di accompagnamento invalidi e i Comuni si occuperanno del sistema della carta acquisti.

Le novità non piacciono ai sindacati, pronti a opporsi «anche con la mobilitazione» annuncia il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica. Per Raffaele Bonanni, leader della Cisl, il blocco della rivalutazione delle pensioni è «un provvedimento ingiusto e socialmente non sostenibile» che renderà «ancora più vulnerabili quei pensionati che negli ultimi quindici anni hanno già visto ridursi notevolmente il potere d’acquisto delle loro pensioni»

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