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Bonus elettrodomestici retroattivo: i punti critici della norma

di Barbara Weisz

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La detrazione al 50% sui mobili è già in vigore, quella sugli elettordomestici deve attendere la conversione in legge del decreto: si applicherà per spese effettuate dal 6 giugno, ma restano da chiarire il tetto massimo di spesa e gli acquisti agevolabili.

Retroattività per il bonus elettrodomestici: il Senato ha approvato un emendamento volto ad estendere anche a questa tipologia di arredi lo sgravio del 50% sul costo d’acquisto, per spese effettuate dal 6 giugno: si tratta dell’agevolazione inserita nel Dl 63/2013 di proroga delle detrazioni per interventi di ristrutturazione edilizia a tutto il 2013, inizialmente previsto solo per mobili generici.

A specificare l’inclusione degli elettrodimestici, infatti, era stato un emendamento (al comma 2 dell’articolo 16) successivo alla entrata in vigore del testo originale del Decreto, avvenutra il 6 giugno (leggi il testo originale).

Entrata in vigore

Il bonus mobili (essendo già previsto dal testo del decreto) è già operativo, per acquisti a partire dal 6 giugno 2013.

La detrazione sugli elettrodomestici sarà applicabile solo quando terminerà l’iter parlamentare della legge di conversione (entro il 5 agosto). Sarà retroattivo perché si applicherà agli acquisti effettuati dal 6 giugno.

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Detrazione fiscale

La detrazione del 50% è valevole per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe minima A+ (o A per i forni) per le apparecchiature che prevedono etichetta energetica, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione.

La detrazione, da ripartire tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo, è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 10mila euro.

Tetto massimo

Il testo approvato dal Senato, per quanto riguarda il tetto di detraibilità, non introduce cambiamenti rispetto al Dl, quindi non è chiaro a questo punto se i 10mila euro sono da sommare ai 96mila che rappresentano il tetto massimo sui lavori di ristrutturazione effettuati su singola unità immobiliare, oppure se debbano essere ricompresi in questo tetto.

Il testo uscito da Palazzo Madama è identico a quello del decreto, mentre inveceerano stati approvati emendamenti che specificavano lo scorporo di questa detrazione, lasciando intendere che i 10mila euro si sommassero ai 96mila (leggi di più).

Il testo dice che il contribuente a cui si applica la detrazione sulle ristrutturazioni ha diritto ad analoga agevolazione (50%) sulle “ulteriori spese documentate” per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici, per un massimo di 10mila euro.

L’espressione “ulteriori spese”  potrebbe essere interpretabile in entrambi i sensi: inclusi o aggiuntivi rispetto ai 96mila. Si tratta di un punto sul quale urgono chiarimenti definitivi.

Quali elettrodomestici?

Altro punto controverso è  l’esatta identificazione degli elettrodomestici. La norma specifica che riguarda i grandi elettrodomestici non inferiori a classe A+, oppure A per i forni, ma poi continua dicendo «per le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica».

  1. Un”interpretazione prevede che questa specificazione limiti l’agevolazione ai soli grandi elettrodomestici per i quali sia prevista l’etichetta energetica.
  2. Un’altra che si richiede almeno la classe A+ (e la classe A per i forni) nel caso sia prevista l’etichettatura (sottinteso “limitatamente ai grandi elettrodomestici).
  3. Un’altra ancora ventila l’ipotesi che l’agevolazione si estende a tutti gli elettromestici per i quali c’è l’etichetta energetica, quindi anche i televisori, per esempio.

Istruzioni

Per godere del bonus, si ricordano le istruzioni già impartite dall’Agenzia delle Entrate (leggi qui):

Il pagamento deve essere effettuato tramite bonifico bancario o postale, con le stesse modalità già previste per la ristrutturazione edilizia, indicando causale del versamento attualmente utilizzata dalle banche e da Poste Italiane SPA per i bonifici relativi ai lavori di ristrutturazione fiscalmente agevolati, codice fiscale dell’acquirente, partita IVA o codice fiscale dell’intestatario del bonifico.

Iter di conversione in legge: dopo l’approvazione del Senato il decreto passa al vaglio della commissione alla Camera, per arrivare in aula per il 22 luglio. Se Montecitorio introdurrà cambiamenti rispetto al testo licenziato dal Senato, bisognerà be tornare a Palazzo Madama in terza lettura (con il 5 agosto come termine ultimo per l’iter di conversione).

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