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IRI e ACE, imposta e incentivo al capolinea

di Barbara Weisz

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Il Def prevede dal 2019 la sostituzione di IRI (Imposta sul reddito di impresa) e ACE (Aiuto alla crescita economica), sostituite da flat tax e sconti IRES su utili reinvestiti: la questione della transizione.

Abrogazione dell’IRI e dell’ACE, ovvero dell’imposta sul reddito degli imprenditori e dell’aiuto alla crescita economica, due misure introdotte negli ultimi anni che vengono superate dalla Riforma fiscale che il Governo inizierà con la prossima manovra economica. L’eliminazione di queste due imposte che erano state pensate per semplificare la tassazione sulle imprese e incentivare l’investimento degli utili nell’attività viene messa nero sul bianco nel Def.

«In conseguenza dei cambiamenti dell’imposizione su piccole imprese e utili reinvestiti – si legge nel documento di economia e finanza -, si prevede l’abrogazione dell’Imposta sul Reddito Imprenditoriale (IRI), che doveva entrare in vigore nel 2019 con aliquota al 24% e che è ora superata dalla flat tax per piccole imprese e lavoratori autonomi». E «alla luce della misura di riduzione dell’aliquota sugli utili reinvestiti di prossima introduzione, si eliminerà inoltre l’Aiuto alla Crescita Economica (ACE)».

Per quanto riguarda l’IRI, di fatto è un’imposta che non è mai decollata, e che alla fine sembra destinata ad essere applicata solo per questo 2018. Introdotta dalla Legge di Bilancio 2017, è stata poi prorogata (dalla manovra dell’anno scorso) al primo gennaio 2018. Quindi, dovrebbe debuttare in dichiarazione dei redditi nel 2019.

C’è però un problema relativo all’applicazione in questo 2018: le imprese che, utilizzando la normativa in vigore, hanno previsto l’applicazione dell’IRI nel 2018, cosa faranno?

L’IRI funziona nel seguente modo: il reddito d’impresa viene tassato con aliquota unica al 24%, mentre la parte di utili che l’imprenditore o il lavoratore autonomo si tiene per sè viene assoggettato all’aliquota IRPEF. Quest’opzione va indicata in dichiarazione dei redditi, e dura almeno cinque anni. Ora, come detto, nessuno l’ha ancora esercitata, perché la prima dichiarazione utile sarà quella dell’anno prossimo. Che però si riferisce ai redditi 2018, e quest’anno imprese e autonomi potrebbero quindi aver programmato i propri comportamenti fiscali e i propri investimenti prevedendo di utilizzare l’IRI nei prossimi cinque anni.

E’ vero che la nuova tassazione (sempre che venga confermata in manovra) sembra più favorevole: sia la flat tax (fino a 65mila euro), sia l’IRES sugli utili reinvestiti sono al 15% (la flat tax sale al 20% fra i 65mila e i 100mila euro). Ma il punto è che serviranno regole precise sulla transizione.

Sembra invece più semplice la riforma dell’ACE, agevolazione sugli utili reinvestiti introdotta dal Salva Italia di fine 2011, modificata dalla manovra 2017, e che ora sembra destinata a sparire dal primo gennaio 2019.