Deflazione in aumento: l’effetto sui mutui

di Francesca Vinciarelli

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Torna la deflazione in Italia e in Europa, con effetti sui mutui: ecco cosa cambia per quelli a tasso fisso e a tasso variabile.

Allarme deflazione: in Europa, oltre che in Italia, dopo nove mesi si registra una nuova diminuzione del livello generale dei prezzi di beni e servizi, rispetto a gennaio e febbraio dello scorso anno.

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Una situazione che sicuramente determina alcuni effetti collaterali per chi ha intenzione di stipulare un mutuo, o ne stanno già pagando uno. Va infatti sottolineato che se, da una parte, l’inflazione rappresenta un vantaggio per debitori e uno svantaggio per i creditori, dall’altra la deflazione rappresenta esattamente il contrario. In parole povere: la deflazione fa aumentare il costo reale del debito, quale è un mutuo. La strada che possono intraprendere i mutuari, al fine di valutare anche un’eventuale surroga, è quella di osservare i tassi di interesse interbancari a cui sono collegati sia il tasso fisso, che segue l’andamento degli indici Eurirs, sia il variabile, che segue gli indici Euribor o il tasso BCE.

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Ad oggi il mutuo a tasso fisso conviene più che mai, visto che l’andamento degli indici Eurirs ha fatto registrare un importante calo in questo inizio 2016:

  • l’indice a 20 anni è sceso sotto l’1% contro l’1,6% di inizio anno;
  • l’indice a 25 e 30 anni hanno perso tra il -0,6% ed il -0,7%.

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Naturalmente in parallelo è sceso anche l’indice Euribor e quindi i tassi dei mutui a tasso variabile: l’Euribor a 1 mese vale oggi -0,26% e quello a 3 mesi -0,2%. Si tratta di tassi negativi che sommandosi, ovvero sottraendosi, allo spread danno luogo ad un forte risparmio per i mutuatari variabili.