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Identificativi di prodotto PID obbligatori in dogana dal 1° novembre

di Anna Fabi

Pubblicato 9 Luglio 2026
Aggiornato 29 Settembre 2026 10:27

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Venditori, piattaforme e produttori assegnano fino a tre codici per prodotto che il dichiarante trasmette in dogana: chi fa cosa e cosa blocca lo sdoganamento

Le piattaforme e i venditori che spediscono merci extra-UE ai consumatori europei devono indicare in ogni dichiarazione doganale gli identificativi di prodotto, i codici che collegano il pacco all’offerta online e al produttore, obbligatori dal 1° novembre. L’adempimento spetta al dichiarante doganale e i codici li assegnano venditore, marketplace e produttore: per le PMI italiane che fanno spedire la merce da fornitori extra-UE direttamente ai clienti, un codice mancante o incoerente può fermare la merce in dogana.

In sintesi:

  • la base giuridica è il Regolamento delegato (UE) 2026/1022 del 30 giugno 2026, pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’UE del 1° luglio 2026, che ha ammesso l’invio facoltativo dei codici dal 1° luglio 2026;
  • i codici documento sono C127 per il codice del venditore o della piattaforma, C128 per il codice non standardizzato del produttore, C129 per il codice standardizzato come l’EAN e Y081 se quest’ultimo non esiste (Circolare ADM n. 17/2026 del 25 giugno 2026);
  • i codici vanno inseriti nel data element 12 03 000 000 delle dichiarazioni H1, H6 e H7 che riportano i codici di procedura aggiuntiva F48, F49 o F53 (guida della Commissione europea del 2 giugno 2026);
  • assegnare codici di lotto o di singolo pezzo quando esiste un codice di modello è una violazione dell’obbligo di fornire dati completi e accurati (guida della Commissione, con rinvio all’art. 252, lett. b), del Regolamento (UE) 2026/2108).

Identificativi di prodotto in dogana: obbligo, base giuridica e ambito

Gli identificativi di prodotto (PID, product identifier) sono i codici che il dichiarante deve riportare nella dichiarazione doganale per ogni merce venduta a distanza da un Paese extra-UE: dal 1° novembre 2026 i relativi codici documento entrano nelle condizioni del sistema TARIC, e una dichiarazione senza identificativi può essere trattenuta o respinta.

L’obbligo nasce dal Regolamento delegato (UE) 2026/1022, che ha modificato il Regolamento delegato (UE) 2015/2446 per attuare l’abolizione della franchigia doganale sulle spedizioni fino a 150 euro. Accompagna il dazio forfettario e la tassa sui pacchi e-commerce extra-UE e ha uno scopo di controllo: permette alla dogana di estendere l’esito della verifica su un singolo prodotto a tutti i prodotti che presentano lo stesso rischio.

Riguarda le vendite a distanza di beni importati dichiarate con i codici di procedura aggiuntiva F48 (IOSS), F49 (regime speciale) o F53 (procedura IVA ordinaria), con qualsiasi tracciato: H1, H6 o H7. Le spedizioni tra imprese e gli invii tra privati, che non sono vendite a distanza, sono fuori dall’obbligo.

La ragione dell’obbligo è nei dati della Commissione europea. Nel 2025 le dogane dell’Unione hanno verificato la conformità di 65 articoli ogni milione importati, e l’operazione di controllo coordinata su 20.000 giocattoli e piccoli apparecchi elettronici ha trovato non conformi più della metà dei prodotti; tra quelli testati in laboratorio, l’84% è risultato pericoloso.

Codici C127, C128, C129 e Y081: gli identificativi da dichiarare

Per ogni prodotto il dichiarante indica il codice assegnato dal venditore o dalla piattaforma e il codice non standardizzato del produttore, sempre obbligatori, più il codice standardizzato del produttore, come EAN o ISBN, quando esiste. La guida della Commissione europea associa a ciascun identificativo un codice documento:

Codice documento Identificativo e soggetto che lo assegna
C127 codice del venditore online, del marketplace o della piattaforma, unico sulla piattaforma anche quando più venditori offrono lo stesso prodotto.
C128 codice non standardizzato del produttore o del fornitore, che il produttore deve assegnare se non esiste.
C129 codice standardizzato del produttore basato su uno standard internazionale, come EAN o ISBN, da indicare solo se esiste.
Y081 dichiarazione che per il prodotto non esiste un codice standardizzato.

Il produttore può usare il codice standardizzato anche come codice non standardizzato. I codici previsti da normative di settore, come il Passaporto digitale di prodotto o il numero di notifica CPNP dei cosmetici, vanno comunicati alla dogana solo quando la disciplina di settore lo richiede.

I codici si indicano per ogni prodotto e per ogni articolo della dichiarazione: il campo è ripetibile, e se un articolo doganale raggruppa più prodotti con la stessa classificazione tariffaria, come tre magliette di colori diversi, vanno dichiarati i codici di ciascuno. Un articolo che paga un solo dazio forfettario può quindi richiedere più serie di identificativi.

Chi assegna e chi trasmette gli identificativi di prodotto

Gli identificativi li assegnano il venditore online o la piattaforma e il produttore o il fornitore, mentre la trasmissione alla dogana spetta al dichiarante, che nelle vendite a distanza è il titolare IOSS, chi usa il regime speciale o il rappresentante indiretto dell’importatore.

Il dichiarante risponde dell’esattezza e della completezza dei dati ai sensi dell’art. 15 del Codice doganale dell’Unione: deve quindi farsi trasmettere i codici lungo la filiera e, in caso di dubbio, verificarli, per esempio controllando l’EAN direttamente sul prodotto.

Una PMI italiana che vende online merce spedita da un fornitore extra-UE direttamente al cliente finale agisce come venditore nella vendita a distanza: assegna e comunica il codice del proprio catalogo, ottiene dal fornitore i codici del produttore e li passa al corriere o al rappresentante doganale che presenta la dichiarazione. Nei marketplace con più venditori è la piattaforma a garantire che lo stesso prodotto abbia un solo codice su tutto il sito.

Identificativi di prodotto errati o mancanti: blocchi, violazioni e tolleranze

Una dichiarazione senza identificativi può essere trattenuta o respinta, e la guida della Commissione considera violazione anche la scelta di codici che impediscono di estendere l’esito di un controllo, come i codici di lotto o di singolo pezzo quando esiste un codice di modello, richiamando l’art. 252, lett. b), del Regolamento (UE) 2026/2108 sull’obbligo di fornire dati completi e accurati.

Per alcune categorie la guida ammette una tolleranza amministrativa o indica l’identificativo da usare:

Merce Identificativo ammesso
prodotti agricoli non trasformati e deperibili, capitoli da 1 a 15 della nomenclatura codici convenzionali del venditore e del produttore.
oggetti fatti a mano e artigianali, per le voci elencate dalla guida come 4602 e 5805 00 00 codici convenzionali del venditore e del produttore.
antiquariato, collezionismo, arte, francobolli e monete, voci da 9701 a 9706 codici convenzionali del venditore e del produttore.
dispositivi medici dei Regolamenti (UE) 2017/745 e 2017/746 il codice UDI-DI come codice standardizzato; per i dispositivi non soggetti all’UDI-DI fino al 27 novembre 2026, il numero CELEX del regolamento.
medicinali il codice prodotto AI 01 come codice standardizzato.
beni usati o ricondizionati il codice del prodotto originale.
tessili personalizzati e prodotti stampati su richiesta il codice del prodotto di base.

Per i dispositivi medici e i prodotti sanitari acquistati con ordini ricorrenti la Commissione chiede agli operatori particolare attenzione, perché una dichiarazione bloccata per un codice mancante può interrompere una terapia.

Adempimenti per venditori, marketplace e dichiaranti

Per rispettare l’obbligo venditori, marketplace e dichiaranti devono ricostruire per ogni prodotto la catena dei codici, dal catalogo online alla riga della dichiarazione:

  1. censire i prodotti venduti a distanza con spedizione da Paesi extra-UE e verificare che ogni variante abbia un codice di catalogo unico e ricercabile sul sito o sulla piattaforma;
  2. chiedere ai fornitori il codice di modello del produttore e l’eventuale EAN, con l’impegno ad assegnare un codice di modello dove manca;
  3. collegare nei gestionali ogni codice alla classificazione tariffaria usata in dogana, così che ogni articolo della dichiarazione riporti i codici di tutti i prodotti che contiene;
  4. concordare con corriere, titolare IOSS o rappresentante indiretto il formato di trasmissione dei codici verso il campo documenti della dichiarazione;
  5. applicare i codici convenzionali alle categorie in tolleranza e il codice del prodotto originale a beni usati e personalizzati;
  6. verificare a campione gli EAN ricevuti, che contengono una cifra di controllo, prima di trasmetterli.