Maria Sebregondi è la mente brillante dietro uno degli oggetti più diffusi e amati del nostro tempo: il taccuino Moleskine. La sua vocazione l’ha portata a rivoluzionare il mondo della cartoleria e dell’editoria trasformando un’affascinante intuizione letteraria in un’azienda globale che oggi vale mezzo miliardo di euro, dimostrando uno straordinario spirito imprenditoriale unito a una profonda e inclusiva visione culturale.
- La video intervista di Chapeau a Maria Segrebondi
- L’intuizione geniale nata tra le pagine di un libro
- Il lancio strategico in libreria e l’espansione globale
- L’ingresso dei fondi, la Borsa e la cessione milionaria
- L’intramontabile valore della scrittura a mano
- Il presente nel Non profit e i consigli per i nuovi imprenditori
La video intervista di Chapeau a Maria Segrebondi
In un’intervista esclusiva rilasciata a Chapeau, Maria Sebregondi ha ripercorso le tappe fondamentali della sua incredibile avventura imprenditoriale. Dagli inizi quasi casuali, nati da una folgorazione durante una lettura appassionata, fino alle immense sfide affrontate nei decenni successivi per portare il suo iconico taccuino nero in 114 Paesi. L’incontro è un dialogo intimo che svela i retroscena di un successo planetario, senza nascondere gli ostacoli, i fisiologici passi falsi e la filosofia di vita di una donna che ha saputo intercettare i bisogni dei creativi nell’era digitale.
Ecco il video integrale, disponibile sulle principali piattaforme social di video streaming.
L’intuizione geniale nata tra le pagine di un libro
L’idea alla base di Moleskine nasce a metà degli anni ’90, ispirata dalla lettura del libro “Le vie dei canti” di Bruce Chatwin. In un capitolo, lo scrittore raccontava la sua abitudine di acquistare speciali taccuini in una cartoleria di Parigi, gli stessi utilizzati un tempo da artisti del calibro di Picasso, Hemingway e Matisse. Chatwin li chiamava “carnet moleskine”, adattando un termine inglese per descrivere la copertina nera simile alla pelle di talpa. Scoprendo che quei taccuini erano ormai introvabili, si accende una lampadina e Maria Sebregondi decide di riportare in vita quell’oggetto leggendario. Insieme a Francesco Franceschi e Fabio Rosciglione, passa mesi a perfezionare i dettagli della produzione, dalla sfumatura avorio delle pagine alla curvatura degli angoli.
Il lancio strategico in libreria e l’espansione globale
Fin dal primo momento, la strategia di posizionamento è stata rivoluzionaria: Moleskine non doveva essere venduta in cartoleria ma in libreria, proposta come “un libro ancora da scrivere“. Nel 1996, i primi pezzi furono piazzati in conto vendita alle casse delle librerie Feltrinelli. Il successo fu tale che l’espansione internazionale partì quasi subito, raggiungendo le grandi catene di New York, Londra e Parigi. L’azienda scelse di non promuoversi come marchio del lusso esclusivo, ma come strumento di cultura inclusiva. La crescita, arrivata a 20 milioni di fatturato nei primi nove anni, fu spinta in modo organico anche grazie all’esplosione dei primi social network e dei blog, che trasformarono i clienti in veri e propri ambasciatori spontanei del brand.
L’ingresso dei fondi, la Borsa e la cessione milionaria
Nel 2006, l’azienda affrontò una grande trasformazione quando fu acquisita per 60 milioni da un fondo di private equity. Segrebondi entrò come manager apicale e divenne azionista. Continuò a viaggiare per aprire nuovi mercati (Cina, India, Giappone), fino ad arrivare nel 2013 alla quotazione in Borsa Italiana. Il percorso finanziario non fu privo di ostacoli: inizialmente gli analisti faticarono a comprendere il brand, causando un crollo temporaneo del titolo. Tuttavia, l’azienda riuscì a risollevarsi, e nel 2016 Moleskine fu venduta al gruppo belga D’Ieteren per l’incredibile cifra di 506 milioni di euro, segnando l’uscita definitiva e ampiamente soddisfatta di Maria dalla società.
L’intramontabile valore della scrittura a mano
Nonostante il successo straordinario, non sono mancati gli errori, ammessi con grande lucidità. Uno dei più gravi fu il progetto dei “City Notebook” nel 2007, un tentativo prematuro di unire taccuini fisici e blog prima dell’avvento di Google Maps, che definisce “un bagno di sangue” a livello di risorse. Eppure, il taccuino classico ha resistito all’urto del mondo digitale. Come ricorda la stessa Sebregondi, la scrittura a mano continua ad avere un valore inestimabile: gli studi neuroscientifici dimostrano che scrivere su carta attiva la memoria e l’intelligenza emotiva in modi preclusi alla semplice digitazione, offrendo uno spazio vitale per nutrire la creatività e la distintività della propria grafia contro l’omologazione generale.
Il presente nel Non profit e i consigli per i nuovi imprenditori
Dopo aver lasciato la sua creatura commerciale, Maria Sebregondi non si è fermata. Oggi dedica le sue energie al settore non profit con la Moleskine Foundation, supportando la creatività come strumento di trasformazione sociale attraverso il finanziamento a fondo perduto di piccoli progetti culturali nel mondo con il “Creativity Pioneers Fund“. A chi desidera fare impresa oggi, Maria lascia un messaggio chiaro: è fondamentale mettere al centro la creatività, l’esplorazione e lo studio continuo. Il tempo dell’individualismo e del prevalere sugli altri a tutti i costi è finito; il futuro appartiene a chi sa mantenere un atteggiamento di apertura e sviluppare un’idea di progresso collettivo e collaborativo.