Questa settimana, Chapeau ha intervistato Michele Bauli, presidente dell’azienda dolciaria più famosa d’Italia, ne raccontando ai suoi microfoni la storia, dalle origini all’evoluzione del marchio, da piccola pasticceria a grande industria internazionale, tra sfide e successi, inclusa l’espansione sul mercato con l’acquisizione di brand come Motta e Alemagna, per diversificare e consolidare la propria offerta.
La video intervista di Chapeau a Michele Bauli
L’intervista realizzata da Chapeau ci racconta l’epopea imprenditoriale che, a partire dalla Verona del 1927, ha trasformato una piccola pasticceria nella più grande azienda italiana di pandori e panettoni. Oggi, Bauli è un gigante del settore dolciario italiano con un fatturato di 650 milioni di euro. La società, che mantiene il 100% della proprietà in capo alla famiglia Bauli, si è data l’ambizioso obiettivo di raggiungere il miliardo di euro di fatturato entro il 2030.
Ecco il video integrale, disponibile sulle principali piattaforme social di video streaming.
Bauli: dalla pasticceria all’industria
La storia dell’azienda inizia con quella del suo fondatore, Ruggero Bauli, con un passato da garzone di pasticceria ed un viaggio da emigrato in Argentina con tanto di rocambolesco naufragio al largo del Brasile. Dopo un’esperienza da capo pasticcere a Buenos Aires, tornato in Italia nel 1937 aprì una piccola attività a Verona, dove iniziò a produrre i primi e rinomati pandori. Il colore lilla del packaging iniziale fu adottato per necessità – il fornitore aveva finito gli altri colori – ma piacque al fondatore proprio perché era diverso.
Negli anni ’50, Ruggero acquistò il primo capannone per avviare la produzione industriale. Negli anni ’60, i tre figli maschi – Alberto, Adriano e Carlo – entrarono in azienda con l’obiettivo di espanderla. Il figlio Adriano, padre di Michele Bauli (attuale presidente), studiò farmacia per comprendere meglio la biologia, la chimica e la fisica necessarie per la produzione.
Per far fronte alla crescente domanda, nel 1974 fu aperto un grande stabilimento di 20.000 m² in provincia di Verona. Con l’aumento della produzione di pandori e panettoni, l’azienda iniziò a incontrare complessità, specialmente nella gestione delle scorte invendute dopo le festività.
All’inizio degli anni ’80, i fratelli presero la decisione strategica di introdurre manager esterni, una scelta complicata ma necessaria per un’azienda di famiglia. Tuttavia, per proteggere il patrimonio aziendale, la ricetta segreta del pandoro non fu mai condivisa con i manager (e venne nascosta in una cassetta di sicurezza in Svizzera).
La crescita esplosiva e la diversificazione
Gli anni ’80 segnarono il grande salto: il fatturato Bauli passò da circa 40 a 200 milioni di euro. La crescita fu guidata da una efficace campagna pubblicitaria sulle televisioni private, in particolare con lo storico jingle “Ba Ba Ba Ba Bauli”. Inoltre, la diffusione del pandoro nei supermercati, talvolta venduto a prezzi molto bassi come “prodotto civetta” per attirare i consumatori, contribuì a far esplodere le vendite.
Dato che vendere prodotti solo a Natale e Pasqua rappresentava un rischio enorme, Bauli si mosse per diversificare, entrando nel settore dei prodotti da colazione e merenda. L’azienda è diventata leader nel settore dei croissant. Successivamente, Bauli ha acquisito FBF Casalini e Doria (produttrice dei Bucaneve).
L’operazione più significativa si concretizzò nel 2009 con l’acquisto dei marchi Motta e Alemagna da Nestlé. Nonostante lo zio di Michele Bauli avesse chiesto l’acquisizione di Motta per circa 20 anni, Nestlé aveva sempre rifiutato. La svolta arrivò quando Nestlé, considerando il panettone (reso famoso proprio da Angelo Motta negli anni ’30) un prodotto prettamente italiano, stagionale e complesso da gestire, decise di cederlo a chi “sapeva fare quel mestiere”.
In seguito, Bauli ha continuato la diversificazione acquisendo Alpipan (prodotti senza glutine, 2018) e Maxport (prodotti ad alto proteico).
La sfida internazionale
Nonostante Bauli sia un marchio iconico, solo il 20-25% del fatturato proviene dall’export. La difficoltà risiede nel fatto che il pandoro e il panettone sono prodotti tradizionali italiani, complessi da spiegare in culture dove i prodotti da forno sono freschi o surgelati.
Nel 2017, per incrementare la crescita internazionale, Bauli ha intrapreso una complessa espansione in India. Dopo aver inizialmente esportato una linea di produzione di croissant, l’azienda ha avviato una vera e propria fabbrica a Baramati (vicino a Mumbai), l’unico stabilimento Bauli al di fuori dell’Italia. In India, dove il prodotto è piaciuto, Bauli produce brioche e girelle, e da lì esporta in paesi del sud-est asiatico come Indonesia, Vietnam e Malesia.
La governance familiare
Michele Bauli, che è entrato in Bauli nel 1997 dopo una laurea in economia politica e un’esperienza come consulente, oggi presiede l’azienda. Il gruppo Bauli è gestito attraverso un patto familiare che definisce i possibili ruoli dei membri: azionista, consigliere, manager o dipendente. L’azienda privilegia l’assunzione dei manager migliori sul mercato. Per i membri della famiglia che vogliono ricoprire ruoli manageriali è richiesta una laurea affine e un’esperienza all’estero, e devono competere con i manager esterni.