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Decreto Superbonus approvato: famiglie e imprese a rischio fallimento

di Anna Fabi

24 Maggio 2024 08:52

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Nuovo Decreto Superbonus approvato: preoccupazioni di banche e imprese per il divieto di compensare crediti fiscali con contributi previdenziali dal 2025.

L’approvazione del “nuovo” decreto Superbonus da parte della Camera, sostenuta dal voto di fiducia del Governo, ha messo un punto definitivo ai tentativi di mediazione (anche politici) rispetto all’ennesima stretta sulle agevolazioni edilizie,  suscitando preoccupazioni tra banche e imprese.

L’Associazione Bancaria Italiana (ABI), ad esempio, ha lanciato un allarme riguardo ai possibili effetti negativi per famiglie, condomini, imprese e istituti di credito, evocando scenari di default. Secondo l’Associazione Esodati del Superbonus, invece, fino a 1,5 milioni di famiglie e oltre 500.000 professionisti potrebbero essere colpiti da queste nuove disposizioni.

Vediamo cosa prevede il nuovo decreto, come impatta su famiglie, imprese e banche, e le soluzioni proposte per intervenire limitando i danni economici.

Decreto Superbonus approvato: cosa prevede

Con 150 voti favorevoli e 109 contrari, la Camera ha approvato il tanto dibattuto nuovo DL Superbonus (il cosiddetto Taglia Incentivi), che aveva già ottenuto il via libera del Senato il 16 maggio scorso, trasformandolo quindi in norma di legge. Il provvedimento, su cui il Governo aveva ottenuto la fiducia il giorno precedente, è stato confermato senza modifiche rispetto al testo approvato dal Senato.

Il decreto, fortemente sostenuto dal ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, mira a contenere gli impatti fiscali del bonus, che il ministro ha paragonato a una catastrofe finanziaria simile al Vajont. Tuttavia, la sua severità e soprattutto la retroattività di alcune misure introdotte, ha causato aspre polemiche tra tute le parti in causa, generando anche divisioni in seno alla maggioranza politica, specialmente riguardo all’emendamento che ha esteso il periodo di detrazione da quattro a dieci anni per le spese sostenute nel 2024.

Il Parlamento ha comunque confermato le restrizioni previste:

  • Si elimina lo sconto in fattura e la cessione del credito per interventi su immobili IACP, cooperative, il Terzo Settore e per la rimozione delle barriere architettoniche, consentendo tali opzioni solo se la CILA è stata presentata prima dell’entrata in vigore del decreto.
  • Sono stanziati 400 milioni di euro per le zone colpite dal sisma in Abruzzo del 2009 e del Centro Italia nel 2016: potranno ancora utilizzare sconto in fattura e cessione del credito.
  • Le altre zone colpite da eventi sismici restano escluse da sconto e cessione ma riceveranno contributi diretti per gli interventi di ricostruzione (35 milioni). Analogo discorso per Onlus, enti del Terzo Settore e associazioni di volontariato (100 milioni).
  • I comuni che effettueranno segnalazioni di irregolarità in materia di Superbonus si vedranno riconosciuta una quota del 50% delle maggiori somme relative a tributi riscossi grazie al loro intervento.
  • Si sospende l’uso dei crediti di imposta edilizi se il contribuente ha somme a ruolo per imposte non versate di importo superiori a 10mila euro fino a tale concorrenza.
  • Banche e intermediari potranno utilizzare i crediti in quattro anni solo se al momento dell’acquisto erano stati pagati in misura superiore al 75%, nel qual caso la rateizzazione passa a sei anni.

Principali modifiche del Decreto Superbonus 2024

Nuova misura Come funziona
Periodo di detrazione esteso Da 4 a 10 anni per le spese sostenute dal 1° gennaio 2024
Divieto di compensazione crediti con contributi previdenziali Effettivo dal 1° gennaio 2025
Stop allo sconto in fattura e cessione del credito Per interventi su immobili IACP, cooperative, Terzo Settore e rimozione barriere architettoniche
Condizioni per mantenere sconto e cessione del credito Presentazione della CILA prima dell’entrata in vigore del decreto

Stop alle compensazioni dei crediti edilizi

A pagarne le conseguenze non sono soltanto le famiglie con lavori avviati e le imprese costruttrici e fornitrici, ma anche gli istituti di credito, grandi protagoniste del mercato delle cessioni.

La principale preoccupazione delle banche è legata alla decisione del governo di interrompere, a partire dal 1° gennaio 2025, la compensazione dei crediti di imposta con i contributi previdenziali INPS e INAIL. Questo meccanismo era ampiamente utilizzato da banche e istituti di credito per gestire i crediti derivanti dal Superbonus.

Il divieto di compensare i crediti con i contributi previdenziali e assistenziali, che entrerà in vigore nel 2025, rappresenta una stretta significativa sulla cessione del credito e lo sconto in fattura, già soggetti a restrizioni.

Il governo ha inoltre approvato il cosiddetto “spalma crediti”, estendendo il periodo di recupero da quattro a dieci anni per le spese sostenute dal 1° gennaio 2024, che diluisce obbligatoriamente in dieci rate di pari importo le detrazioni edilizie per tutti gli interventi agevolati a partire dal 2024.

Antonio Patuelli, presidente di ABI, ha dichiarato che con le nuove regole le banche “dovranno assolutamente fermarsi” nell’acquisto dei crediti del Superbonus, mettendo a rischio la stabilità finanziaria di molte famiglie e imprese.

Famiglie penalizzate e non solo

Il nuovo decreto Superbonus e le modifiche normative ad esso correlate stanno generando incertezze nel mercato.

Non solo le banche son costrette o  fermarsi nell’acquisto dei crediti, ma anche le famiglie rischiano di trovarsi in difficoltà finanziarie, richiedono interventi urgenti per mitigare gli effetti negativi di queste misure.

Per quelle che non potranno più usufruire della compensazione dei crediti, rimane l’opzione di portare i crediti in detrazione fiscale. Tuttavia, questa soluzione richiede una significativa capienza fiscale. Ad esempio, per una spesa di circa 120.000 euro, si potranno detrarre circa 13.000 euro, a patto di disporre di un’IRPEF annuale di 40.000-50.000 euro.

Superbonus in Italia: i dati aggiornati

Ecco un quadro dettagliato dell’andamento del Superbonus, aggiornato ad aprile 2024.

Indicatore Dati ad aprile 2024
Numero totale di asseverazioni 495.469
Totale investimenti ammessi a detrazione € 117.588.671.286,99
Totale investimenti per lavori conclusi € 112.025.100.734,01
Percentuale investimenti in condomini 26,9%
Percentuale investimenti in edifici unifamiliari 49,4%
Percentuale investimenti in unità immobiliari indipendenti 23,7%
Totale investimenti in condomini € 78.961.657.429,77
Totale investimenti in edifici unifamiliari € 28.677.353.351,31
Totale investimenti in unità indipendenti € 11.530.988.086,02
Totale investimenti in castelli € 1.925.806,48

Distribuzione regionale delle Asseverazioni

Le prime cinque regioni per numero di asseverazioni sono:

Regione Numero di Asseverazioni
Lombardia 77.992
Veneto 59.588
Emilia Romagna 44.364
Lazio 38.484
Toscana 38.166
Valle d’Aosta (ultima) 1.405

La Lombardia continua a guidare la classifica con oltre 21 miliardi di euro di investimenti ammessi in detrazione, quasi il doppio rispetto al Veneto, che si posiziona al secondo posto.

Le proposte di intervento normativo

Diverse associazioni di categoria condividono queste preoccupazioni, nonostante le modifiche apportate al bonus negli ultimi anni, tra cui la riduzione della percentuale dal 110% al 70% e il progressivo restringimento della platea dei beneficiari.

Patuelli, intervenendo al Rome Investment Forum di Febaf, ha suggerito la creazione di un veicolo finanziario capace di coinvolgere risorse pubbliche e private per acquistare i crediti, al fine di evitare il default di settori cruciali dell’economia.

Il governo e le istituzioni finanziarie dovranno collaborare per trovare soluzioni che garantiscano la sostenibilità del mercato e la protezione degli investimenti delle famiglie e delle imprese.