Crisi: il crack Dubai minaccia la ripresa IT?

di Tullio Matteo Fanti

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Il 2010 doveva essere l'anno della ripresa per gli investimenti aziendali IT, con un ritorno ai tassi di crescita precedenti la crisi. La bolla immobiliare di Dubai metterà in discussione la sospirata ripresa?

Si respirava già aria di ripresa nell’ultimo report presentato da Goldman Sachs basato su un survey tra le imprese. Per 2010, infatti, fino a ieri di stimava un ritorno ai tassi di crescita precedenti la crisi per la spesa IT. Un trend che tuttavia potrebbe essere ostacolato dall’ipotetico crack finanziario di Dubai.

Da stamane, infatti, è ufficiale la crisi del cuore finanziario dell’emirato e tremano le Borse europee Wall Street – dove l’S&P 500 ha perso il 3% – e le banche, con 80 miliardi di esposizione. Con le temute conseguenze sulle aziende

Il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, ha prontamente dichiarato che il sistema finanziario nazionale non deve temere nulla, ma molti temono comunque l’effetto domino.

Cosa è successo? Il colosso Dubai World – la holding statale che gestisce le grandi imprese finanziarie, immobiliari, logistiche e dell’energia – è in passivo di 59 miliardi di dollari e ha chiesto ai creditori una moratoria di sei mesi sul debito nel tentativo di di rinegoziare le sue posizioni.

La crisi di Dubai potrebbe quindi portare con sé effetti negativi sulla tanto sospirata ripresa del mercato IT.

Uno stop alla spesa prevista per: infrastrutture, sviluppo applicazioni e systems integration, grazie soprattutto al crescente interesse dei CIO per virtualizzazione e Cloud computing.

Rischiano quindi di stemperarsi anche i toni seppur cautamente ottimistici del report Goldman Sachs, che vedevano benefici per il comparto IT nei cicli di rinnovo di Pc e server pianificati, con Windows 7 che raccoglie i favori del 94% dei CIO, intenzionati a passare al nuovo sistema operativo nel 2010, o perlopiù nel 2010 (il 28% del campione).

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