TFR in azienda, le ragioni del no di Tremonti

di Redazione PMI.it

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Non è giusto che i lavoratori rischino la propia liquidazione: questa in sintesi la pozisione del Ministro dell'Economia, che cerca altre strade per sostenere le Pmi

TFR in azienda? Il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola si mostra interessato ma da Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia e del tesoro, arriva un deciso no.

La proposta di lasciare almeno per un anno il TFR in azienda per sostenere il credito delle Pmi – avanzata dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia – ha quindi subito una battuta d’arresto.

Nonostante il parere positivo dei Sindacati, il Ministro Tremonti ha avanzato ragioni “pro-dipendenti” per motivare il suo dissenso alla proposta di Confindustria, che intanto ribadisce i drammatici problemi di liquidità che stanno affliggendo le piccole e medie imprese italiane.

«L’obiettivo è giusto ma il mezzo è relativamente discutibile perchè il TFR è dei lavoratori e levargli i soldi non mi sembra una cosa giusta», ha dichiarato il Ministro dell’Economia.

Di fatto, lasciare i fondi del trattamento di fine rapporto destinato ai dipendenti e “inoptato” (ossia non destinato dagli stessi dipendenti ai fondi stabiliti dal Governo) all’azienda-datore di lavoro con meno di 50 dipendenti significherebbe garantire la possibilità di utilizzarli per investimenti di rilancio economico.

Tuttavia, le risorse in questione – che diventerebbero una sorta di capitale di rischio da spendere sul mercato invece che versarlo all’Inps presso un fondo di tesoreria – sarebbero in realtà gli accantonamenti per le liquidazioni, che devono quindi essere garantite ai dipendenti.

La soluzione alternativa? Per Tremonti resta la ricapitalizzazione delle banche, per cui è giunto oggi il disco verde dalla Commissione europea.
«I titoli del decreto anticrisi servono per favorire le imprese», ha ribadito il Ministro alla stampa, aggiungendo che si tratta proprio di «titoli mirati a mantenere il finanziamento alle imprese».