Pmi in Europa, futuro a rischio?

di Chiara Bolognini

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La politica della BCE penalizza le Pmi e aumenta lo scontento tra i paesi europei. L'analisi di Massimo Vivoli, vice presidente di Confesercenti

La politica sui tassi di interesse della BCE continua a “bastonare” le Pmie ad aumentare lo scontento tra i paesi europei, nonostante anche il vicepresidente della Commissione Europea Gunter Verheugen – in occasione dell’incontro sulla presentazione dei risultati di un progetto europeo per la diffusione della responsabilità sociale d’impresa nelle piccole e medie imprese – abbia ribadito che «le piccole e medie imprese sono il cuore pulsante dell’Europa sia socialmente che economicamente».

In Italia a richiamare l’attenzione sulla questione è stato Massimo Vivoli, vice presidente nazionale di Confesercenti e membro del CNEL, secondo il quale una gestione dei tassi d’interesse troppo severa sarebbe un pesante disincentivo per le imprese che volessero adottare nuove strategie di investimento e strumenti di innovazione.

Ad essere penalizzate sarebbero proprio le Pmi con meno di 10 addetti, che in Italia rappresentano il 95% delle aziende e danno lavoro a metà degli occupati. Come dire che nel nostro Paese mettere in ginocchio le imprese minori, a causa dell’aumento dei tassi e della contrazione dei finanziamenti, significa ostacolare lo sviluppo e la ripresa dell’economia in generale.

Un altro punto sul cui intervenire subito, secondo Vivoli è la questione energetica: in una situazione di emergenza quale quella in cui ci troviamo, servono soluzioni concrete per l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile.

Questioni economiche tutt’altro che trascurabili se si pensa che, per tenere fede agli impegni assunti in passato con l’Europa, il tasso di crescita per il prossimo biennio nel nostro Paese dovrebbe essere pari al 35%.