Pmi europee: la metà non crede nell’IT

di Alessandro Vinciarelli

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I dati parlano chiaro, le Pmi in Europa possono ancora migliorare il loro rapporto con l'informatica introducendola in modo più consistente nei processi e creando una vera e propria cultura

Una recente indagine promossa da Panda Security e Risc Group, e condotta da IFOP, “SMEs and individals: crossed views of the
new technologies”, analizza il rapporto tra Pmi europee e Informatica, evidenziando le zone ancora in ombra e sottolineando i punti con maggiori margini di miglioramento.

La cultura informatica, a quanto pare, non è ancora entrata a pieno titolo nelle strategie di dirigenti e imprenditori: fra i 602 responsabili d’impresa intervistati, solo il 54% è risultato “consapevole”, fiducioso nele possibilità di crescita del proprio business grazie all’uso dell’IT.

D’altra parte, però, un buon 81% dichiara di non avere abbastanza conoscenze tecniche, senza contare che, inoltre, il 63%, considera la spesa richiesta troppo alta.

A causa di questi deterrenti, gli investimenti più consistenti vengono effettuati soltanto per necessità, ovvero quando la Pmi ha urgente bisogno di rinnovare, ad esempio, un hardware divenuto obsoleto oppure un dispositivo o un prodotto difettoso.

Più raramente, gli acquisti informatici derivano dalla richiesta dei propri dipendenti (24%) oppure dall’intenzione di dotarsi di nuove tecnologie (13%) per puntare ad una crescita di lungo termine.

In ogni caso, quando alla fine si decide di investire in IT, i fattori di traino, che spingono verso una soluzione piuttosto che un’altra sono ben delineati: a far leva sono la necessità di compatibilità con prodotti e servizi esistenti, di ottimizzare i costi e di semlificare attività, funzioni e utilizzo di strumenti. Solo più indietro troviamo altri fattori come sicurezza, facilità di integrazione e offerta integrata.