Lavoro: il Lazio cede il passo

di Teresa Barone

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Osservatorio sul Mercato del Lavoro: per la prima volta il Lazio retrocede rispetto al Piemonte tra le regioni in cui è maggiore l'offerta accupazionale: numeri e trend.

In Italia un giovane su due è alla ricerca di lavoro, tuttavia la situazione occupazionale si differenzia a seconda della fascia anagrafica presa in considerazione. Questo è quanto emerge dai risultati dell’Osservatorio sul Mercato del Lavoro promosso da CornerJob e relativo al quarto trimestre 2017 con le stime per il primo trimestre 2018. Una situazione che vede la percentuale dei giovani in cerca di impiego nella fascia 18-25 anni abbassarsi e assestarsi al 41,5%, sebbene ad aumentare sono i disoccupati di età compresa tra i 26 e i 30anni.

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«Le nostre rilevazioni che, ricordiamo, hanno un valore indicativo in quanto provenienti dalle aziende e dai candidati presenti sulla nostra piattaforma, sembrano andare in una direzione lievemente differente rispetto all’entusiasmo generale originato dalla pubblicazione degli ultimi dati ISTAT – ha commentato Eva Maggioni, Head of Strategies & Sales di CornerJob.

Sulla nostra piattaforma, i millennial alla ricerca di un lavoro toccano il 64,3% del totale. Che è sicuramente un risultato migliore rispetto alla punta del 74% del primo semestre 2017. Ma è importante non confondere un cambio di direzione con una decisa (e decisiva) ripresa».

Analizzando i dati relativi alle Regioni italiane, se la Lombardia si colloca al primo posto per quanto concerne l’offerta del mercato del lavoro, a retrocedere è il Lazio che occupa la terza posizione di questa classifica: ammonta infatti al 14% la percentuale delle opportunità professionali provenienti da questo territorio rispetto al totale nazionale, mentre il Piemonte si caratterizza per il 15%.

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Trend 2018

«Mai una previsione sul trimestre successivo è stata difficile come quella che ci troviamo ad affrontare per il 2018. Il 4 marzo ci saranno le elezioni politiche e quindi, fino a quella data, è abbastanza improbabile che vengano messe in atto alcune manovre strutturali che possano consolidare una vera e propria ripresa. […]

Detto questo se è abbastanza plausibile che il mercato, in questo primo trimestre non registri variazioni di rilievo, l’aspetto più preoccupante è che anche dopo il 4 marzo, e quindi nei trimestri successivi, è possibile che manchino quella stabilità politica e quella governabilità necessarie a un progetto credibile di riforme strutturali che, non sono solo io a dirlo, è l’unica ricetta per una vera e propria ripresa per il mercato del lavoro».