Imprese: Mezzogiorno in crescita, ma non basta

di Claudio Mastroianni

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Nel 2006 il PIL è salito dell'1,5% nel Sud Italia, ma vanno meglio gli altri paesi svantaggiati dell'Unione Europea: Ungheria, Estonia e Repubblica Ceca lo hanno già raggiunto

Comincia a migliorare la situazione economica del Sud Italia, con un prodotto interno lordo salito dell’1,5% nel corso del 2006: un valore di quattro volte superiore alla crescita raggiunta dal 2002 al 2005. Lo rivela l’annuale rapporto dello Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno.

A crescere sono quasi tutti i settori produttivi, con l’industria al primo posto (+1,5%) seguita da edilizia (+1,4%) e servizi (+1,3%). Valori positivi ma che restano ancora inferiori alla crescita totalizzata nel corso dell’anno dal Centro-Nord.

Preoccupa invece il livello di investimenti esteri diretti al meridione, che non raggiunge neppure l’1% del totale nazionale. Il Sud Italia insomma non interessa gli investitori stranieri, soprattutto a causa della grave carenza di infrastrutture e servizi alle imprese, uniti al peso dell’influenza della criminalità organizzata. In compenso è l’export a migliorare (+6,8%), con particolare riferimento ai settori ad alto contenuto tecnologico.

Tuttavia, il confronto con le altre aree deboli dell’Unione Europea resta impietoso. L’economia di Spagna, Irlanda e Grecia è cresciuta rispettivamente tre, quattro e cinque volte quella del Mezzogiorno: l’Irlanda ha attirato investimenti esteri negli ultimi sei anni per una media di 1.500 euro per abitante; il Sud Italia, invece, solo per 13. Ed Ungheria, Estonia e Repubblica Ceca hanno già colmato il divario di sviluppo che le separava dal nostro meridione.