Aspettative di vita: adeguamento congelato?

Risposta di

Barbara Weisz

scritto il

Massimo chiede

Avevo letto che si prospettava la possibilità di non far scattare i 5 mesi in più di aspettative di vita previste per il 2019 nel regime pensionistico. Se ne sa qualcosa oggi?

Barbara Weisz risponde

In mancanza di nuove norme, da gennaio 2019 sono scattati i nuovi cinque mesi di adeguamento alle aspettative di vita. Come lei giustamente rileva, si è a più riprese parlato di eliminare questa modifica al requisito pensionistico, ma alla fine non se ne è fatto nulla. Almeno non nella Legge di Stabilità 2019.

In realtà, si attende il congelamento degli scatti pensione nel decreto attuativo delle misure previdenziali che introdurranno la quota 100. In base ad anticipazioni ufficiose, l’adeguamento non si applicherebbe per l’accesso alla pensione anticipata (che manterrebbe come requisito anagrafico i 41 anni e 10 mesi per le donne ed i 42 anni e 10 mesi per gli uomini) e per i lavoratori precoci (41 anni).

L’età per la pensione di vecchiaia, invece, in tutti casi sarà pari a 67 anni.

Parimenti, in qualunque caso non si applicano adeguamenti alle pensioni dei lavoratori usuranti o gravosi, per i quali dunque l’età pensionabile resta ferma a 66 anni e sette mesi e il requisito per la pensione anticipata a 42 anni e dieci mesi (uomini) o 41 anni e dieci mesi (donne).

Nel frattempo, il primo gennaio è entrato in vigore l’adeguamento previsto dal decreto ministeriale 5 dicembre 2017 e regolamentato dalla circolare INPS 62/2018.

Se non dovessero essere confermate le anticipazioni sul blocco dei cinque mesi in più, dal 2019 per la pensione anticipata bisognerebbe avere 43 anni e tre mesi (uomini) oppure 42 anni e tre mesi (donne). I cinque mesi in più riguarderebbero anche i lavoratori precoci, che dovranno avere 41 anni e cinque mesi di contributi per andare in pensione.

Ma conviene aspettare nei prossimi giorni l’emanazione del decreto per verificare le ipotesi in campo: le misure potrebbero confluire in un  provvedimento unico (che riguarderebbe anche il reddito di cittadinanza) da approvarsi nel consiglio dei ministri entro metà gennaio.