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Pensione anticipata, stop ai cinque mesi in più

di Barbara Weisz

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Riforma Pensioni: il Governo annuncia il blocco 2019 dei cinque mesi in più per l'adeguamento alle aspettative di vita, ma solo per chi va in pensione anticipata e per i precoci.

Spunta una nuova misura che potenzia la flessibilità in uscita nell’ambito dell’attesa Riforma Pensioni che il Governo deve mettere a punto entro fine anno: niente scatti legati all’innalzamento delle aspettative di vita per tutti coloro che vanno in pensione anticipata. Per avere certezze bisogna attendere il provvedimento che ancora non c’è (in Legge di Bilancio ci sono solo stanziamenti), ma l’anticipazione è di fonte governativa. Il sottosegretario al welfare, Claudio Durigon, ne ha parlato a margine della presentazione del rendiconto sociale INPS.

=> Pensione anticipata, verso quota 41 dal 2022

L’ipotesi su cui l’esecutivo sta lavorando è quella di bloccare i cinque mesi di scatto aspettative di vita 2019: significa che il requisito per andare in pensione anticipata resterebbe a 42 anni e dieci mesi per gli uomini e a 41 anni e dieci mesi per le donne.

Stesso beneficio, per i lavoratori precoci, ovvero coloro che hanno almeno un anno di contributi versati entro il compimento dei 19 anni e appartengono a una delle quattro categorie di lavoratori previste dalla norma (sono le stesse tipologie con accesso all’Ape sociale): disoccupati, caregiver, lavorato con disabilità pari almeno al 74%, lavori gravosi. In questo caso, il requisito resterebbe a 41 anni di contributi. E’ possibile che, come per la quota 100, vengano previste finestre trimestrali di uscita.

Dunque, si aggiunge un tassello al dibattito sulla Riforma in arrivo. Che però, lo ripetiamo, ancora non viene messa nero su bianco. L’esecutivo continua a confermare l’impegno per presentare la riforma entro la fine dell’anno. Nelle scorse settimane sembrava che la strada più probabile (indicata, peraltro, in manovra) fosse quella del decreto legge, ora non si esclude che possano arrivare degli emendamenti alla stessa Legge di Bilancio, nel corso dell’iter in Senato.

Molto in sintesi, i provvedimenti in stand by oltre alla quota 100 (con un minimo di 62 anni di età e 38 anni di contributi): la proroga dell’Opzione Donna (non si sa in quali termini) e dall’APE sociale (ma limitatamente al 2019); il taglio delle pensioni d’oro (che sarà con ogni probabilità un prelievo di solidarietà); blocco dei cinque mesi di aspettative di vita per la pensione anticipata.