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Incentivi imprese in manovra finanziaria: in attesa di riforma

di Barbara Weisz

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Fra incentivi diretti e agevolazioni, lo Stato ha destinato alle imprese 12 miliardi: i conti e le sfide in agenda a partire dalla riforma degli incentivi, con un focus particolare sulle Pmi.

Incentivi alle imprese: la varie “edizioni” della manovra finanziaria – di Berlusconi prima e di Monti poi – pur essendo per lo più incentrate sul fronte fiscale (pensioni e tasse) hanno previsto una serie di misure di stimolo all’economia: dalle detrazioni Irap all’aiuto alla crescita economica (Ace) che stimola le imprese a reinvestire il reddito, fino al fondo di garanzia per Pmi e alle assunzioni agevolate per giovani, donne.

Tali provvedimenti, insieme ad altre misure più strutturali per il settore produttivo, saranno prevedibilmente sempre più importanti in questa “fase due” durante la quale l’esecutivo ha promesso di passare dal capitolo del rigore a quello della crescita.

Incentivi alle imprese

Vediamo nel dettaglio qual è la situazione attuale. Le forme di incentivi alle imprese sono diverse: contributo in conto capitale o in conto interessi, agevolazioni fiscali o contributive, finanziamenti diretti (europei, nazionali, locali).

Secondo i calcoli della Ragioneria dello Stato, nel 2010 il totale degli incentivi alle aziende è stato pari a circa 12 miliardi di euro.

Uno dei dati che emerge è che nell’ultimo triennio abbiamo assistito a uno spostamento dall’incentivazione diretta a varie forme di agevolazioni fiscali (incentivazione indiretta).

I dati

Nel dettaglio, dei quasi 12 miliardi totali (per la precisione, 11,9 miliardi), 7,6 miliardi sono stati erogati sotto forma di contributi in conto capitale e in conto interessi, 3,6 miliardi come incentivi fiscali mentre le agevolazioni contributive e previdenziali sono arrivate a quasi 700 milioni.

In totale, gli incentivi erogati nel triennio sono passati da 9,5 a 11,9 miliardi. A questa cifra si possono però aggiungere 600 milioni di euro destinati agli incentivi al sistema (non quindi alle singole imprese).

Riforma degli incentivi

Sono dati particolarmente utili in un momento che vede da una parte il dibattito sulle misure di stimolo alla crescita economica molto acceso (si tratta di un’assoluta priorità dell’agenda economica 2012), dall’altra una perdurante incertezza sul fronte, ad esempio, della riforma degli incentivi alle imprese.

Questa doveva essere fatta circa un anno fa, quando era stata inserita nel pacchetto per il rilancio dell’economia del febbraio scorso. Prevedeva (in attuazione della delega del 2009 prevista dalla Legge Sviluppo) una totale riorganizzazione di 100 leggi nazionali e 1400 norme regionali, cancellava una trentina di norme e forme di incentivazione, semplificava il quadro introducendo sostanzialmente tre grandi categorie: incentivi automatici (ad esempio, bonus fiscali), bandi per il finanziamento di programmi, procedure per il finanziamento di grandi progetti. Tutto rinviato.

Lo Statuto delle imprese del dicembre scorso (legge 180/2011), ispirato allo Small Business Act europeo e pensato specificamente per le Pmi, approvato con largo plauso di tutte le associazioni di categoria della piccola e media impresa, all’articolo 10 prevede un nuovo rinvio dei termini per la delega al governo in materia di incentivi alle imprese e internazionalizzazione.

Staremo a vedere. La riforma degli incentivi alle imprese, per la quale continua l’attesa, prevedeva nella formulazione dello scorso anno misure a vantaggio delle Pmi, a cui si pensava di destinare il 60% delle risorse.

Il ministro per lo Sviluppo Economico e le Infrastrutture, Corrado Passera, nei giorni scorsi ha parlato di una serie di progetti in agenda destinati alla crescita delle imprese: a parte la questione dei ritardi nei pagamenti dalla PA (con l’Italia maglia nera d’Europa), il Governo annuncia misure per favorire l‘innovazione, snellire il costo burocratico per le imprese, e anche la revisione del sistema degli incentivi.

Dunque, la questione è in agenda, anzi sembrerebbe fra le priorità. Vale la pena di ricordare uno studio di Bankitalia, che risale al 2010 ma che è di particolare interesse per le Pmi: si tratta di un approfondimento sugli incentivi economici alle imprese del 2010 e rilevava che la probabilità di beneficiare di sussidi è superiore per le imprese di dimensione maggiore.

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