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Riforma del lavoro, tra articolo 18 e licenziamenti facili

di Noemi Ricci

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La riforma del lavoro apre ad una rivisitazione dell'articolo 18 sui licenziamenti nelle aziende con più di 15 dipendenti: il punto di vista di Confindustria e del Ministro Fornero a confronto con quella dei sindacati.

Sulla riforma del lavoro imperversano le polemiche: al centro del dibattito c’è l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che attualmente impedisce alle aziende con più di 15 dipendenti di licenziare i propri dipendenti senza fornire una giusta causa, generalmente in caso di difficoltà economiche.

Licenziamenti

Per il ministro del Welfare Elsa Fornero, dunque, considerata la grave congintura in atto l’articolo 18 non può essere un tabù e della stessa opinione è anche la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Di diverso avviso invece i sindacati, che sono già sul piede di guerra annunciando un ritorno in piazza il 24 dicembre.

Precariato

I segretari di Cisl Raffaele Bonanni, Cgil Susanna Camusso e Uil Luigi Angeletti, dopo aver criticato duramente la manovra finanziaria Monti definendola «folle» e «iniqua perché in prevalenza punta sul carico fiscale, sui lavoratori e sui pensionati», ora lanciano il proprio attacco contro la riforma del lavoro affermando che questa «aggredisce i lavoratori» e che «Fornero fa la maestrina ma servono incentivi per combattere il precariato».

Confindustria vs. Sindacati su articolo 18

In difesa del ministro la Marcegaglia invita ad affrontare la riforma del mercato del lavoro «con molta serietà, pragmatismo e senza ideologia» ribadendo che non deve esserci nessun tabù sull’articolo 18 e che è assolutamente necessario «grande spirito di collaborazione e atteggiamento costruttivo». L’obiettivo è di sedersi «al tavolo con la volontà di lavorare e collaborare perché in una situazione come questa, come ha detto anche il ministro Elsa Fornero, non ci sono più totem, non ci sono più tabù».

Per Bonanni, «alla manovra, discussa con nessuno, si aggiunge un’iniziativa che si sa, prima di iniziare, crea molta divisione e confusione su una materia così spinosa». Stesso parere per Camusso che sottolinea come l’articolo 18 rappresenti «una norma di civiltà che impedisce le discriminazioni ed esercita una forma di deterrenza per tutti».

Elsa Fornero invita al dialogo

Il ministro Fornero si dice pronta al dialogo: «per quanto mi riguarda io non ho preclusioni», ma queste non dovrebbero esserci neanche da parte dei sindacati perché a rischio ci sono serie implicazioni per il Paese.

L’Ue chiede più flessibilità

Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, puntualizza come la sua modifica rientri tra le «richieste dell’Unione europea che ci chiede di rendere il lavoro più flessibile. Il governo si deve misurare su questo problema».

Anche per Marcegaglia il mercato del lavoro in Italia è caratterizzato da rigidità «che non hanno eguali in Europa. Abbiamo in alcuni casi anche un eccesso di flessibilità in entrata che penalizza i giovani e le donne. Abbiamo degli ammortizzatori sociali che vanno rivisti in parte. Quindi siamo assolutamente a favore di una trattativa seria pragmatica sul mercato del lavoro».

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