Lavoro accessorio, tutte le nuove regole

di Redazione PMI.it

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Guida al nuovo lavoro accessorio dopo l'abolizione dei vecchi voucher: requisiti, richiesta buoni aziendali o Libretto Famiglia, attivazione, retribuzione, contributi e tassazione.

La nuova legge sul lavoro accessorio prevede canali differenziati per famiglie, micro-imprese fino a cinque dipendenti e aziende diverse. Il tetto di reddito per il lavoro occasionale è in ogni caso fissato a 5.000 euro annui (la metà per ogni utilizzatore) e la durata massima quantificata in 280 ore nell’arco dello stesso anno civile. Vediamo esattamente come si configura la nuova legge sui voucher lavoro, approvata nell’ambito della legge di conversione della Manovra bis ora al Senato per il via libera definitivo.

Micro-imprese

Possono attivare i nuovi buoni PrestO le imprese fino a 5 dipendenti a tempo indeterminato. Quindi, si possono usare se l’azienda impiega più addetti purché i contratti si differenzino, rispettando la soglia massima indicata. Come funziona? Le imprese si iscrivono a una piattaforma INPS, attraverso la quale vengono anche gestite tutte le comunicazioni obbligatorie da parte dell’impresa in materia di lavoro occasionale. Il compenso orario è pari a 9 euro, sempre netti (contribuzione a carico del datore di lavoro), 36 euro per prestazioni di durata non superiore a 4 ore continuative nell’arco della giornata.

=> Lavoro accessorio: PrestO nel dopo voucher

Tetti di reddito

Un lavoratore può percepire nel corso dell’anno al massimo 5mila euro di compensi da lavoro occasionale, di cui al massimo 2mila 500 dallo stesso datore di lavoro. Ricapitolando:

  • 5mila euro per ogni lavoratore,
  • 5mila euro per ogni impresa (totale dei lavoratori così retribuiti),
  • 2mila 500 euro per lavoratore (in relazione a una singola impresa).

Tetti di reddito incrementati del 25% per pensionati, studenti fino a 25 anni, disoccupati, percettori di sostegni al reddito.

Altre imprese

Il lavoro occasionale nelle imprese non si può applicare se i dipendenti a tempo indeterminato sono dunque più di cinque. Nè se si tratta di imprese agricole (alle quali si applicano regole differenti), imprese dell’edilizia o appalti. Ancora: niente lavoro occasionale se l’impresa o il datore di lavoro ha avuto nei sei mesi precedenti un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa con il lavoratore. Le imprese escluse dovranno attivare altre tipologie di contratto: part-time, lavoro a chiamata.

=> Voucher lavoro: i contratti alternativi

Potrebbe seguire a questo una revisione del lavoro a chiamata che ne consenta l’estensione a una platea più ampia, superando gli attuali paletti anagrafici (meno di 25 anni, oppure over 55).

Voucher privati

Al lavoro occasionale possono fare ricorso i privati attivando il Libretto Famiglia, nell’ambito del quale si pagano le prestazioni. Bisogna chiedere all’INPS il Libretto, che può essere utilizzato per pagare piccoli lavori domestici, compresi:

  • giardinaggio, pulizia o manutenzione;
  • assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità;
  • insegnamento privato supplementare.

I voucher del Libretto Famiglia sono da 10 euro netti (non si pagano tasse e la contribuzione è a carico del datore di lavoro).

Voucher baby sitting

Il Libretto Famiglia servirà anche a retribuire i voucher baby sitting (articolo 4, comma 24, lettera b, legge 92/2012) oppure per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o privati accreditati, per i quali è ancora attiva la vecchia procedura INPS, che consente di retribuire il servizio anche in questo periodo di vuoto legislativo.

Retribuzione

Sia per quanto riguarda il Libretto di Famiglia sia nel caso della piattaforma dedicata alle imprese, sarà l’INPS a pagare i lavoratori il giorno 15 del mese successivo a quello della prestazione.

Contributi

  • Famiglie: 2 euro per buono (1,65 euro INPS, 0,25 euro INAIL, 10 centesimi oneri gestionali)
  • Imprese: aliquota del 33% alla gestione separata e 2,5% INAIL.

Tassazione

compensi percepiti dal prestatore sono esenti da imposizione fiscale, non incidono sul suo stato di disoccupato e sono computabili ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.