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Fondo Pensione: quanto versare per lasciare prima il lavoro

di Teresa Barone

30 Luglio 2025 09:00

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Accantonare il TFR in un fondo pensione con versamenti volontari per ottenere prima il trattamento anticipato: quanti serve per dipendenti e autonomi.

Solo il 38,3% dei lavoratori risulta iscritto a una qualche forma di pensione integrativa, mentre appena il 27,6% versa regolarmente i contributi o il proprio TFR. Sono dati della COVIP, che mostrano come la previdenza complementare fatichi ancora a diffondersi in Italia. Eppure gli incentivi non mancano, soprattutto nel 2025, dopo che la Manovra economica ha inserito nuove possibilità che legano primo e secondo pilastro previdenziale.

Moneyfarm ha dunque calcolato quanto sarebbe necessario versare in un fondo pensione per accedere alla pensione anticipata, tenendo conto anche delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2025.

In pensione anticipata con la previdenza complementare

La pensione anticipata contributiva, già introdotto nel 2012, permette ai lavoratori con almeno 20 anni di contributi di accedere alla pensione in anticipo, riducendo l’età pensionabile da 67 a 64 anni. Con l’introduzione della Legge di Bilancio 2025, i fondi pensione sono stati inclusi nel calcolo per il raggiungimento dell’importo-soglia richiesto, ossia dell’assegno da maturare per poter lasciare il lavoro. L’aggiunta dei contributi dei fondi pensione offre in questo senso una maggiore possibilità di accumulo, specialmente per coloro che non riescono a raggiungere la soglia necessaria solo con i contributi INPS.

Il ruolo del TFR nell’anticipo della pensione

Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) gioca un ruolo cruciale nel raggiungimento della pensione anticipata. I lavoratori dipendenti hanno la possibilità di destinare il proprio accantonamento al fondo pensione, un’opzione che può essere particolarmente utile per coloro che hanno carriere discontinue o parziali. Investendo il TFR in una linea azionaria, ad esempio, i rendimenti generati potrebbero facilitare l’accesso alla pensione anticipata, riducendo l’età pensionabile di diversi anni.

Se il TFR maturando e quello già accumulato vengono convogliati nel fondo pensione, le generazioni più giovani potrebbero accedere alla pensione anticipata anche con una minore somma di contributi versati; un bel vantaggio per i lavoratori con carriere spesso precarie.

Pensione anticipata per le donne

Le donne, a causa di interruzioni di carriera legate alla maternità e a un divario salariale ancora presente, sono spesso penalizzate da un montante contributivo più basso. La Legge di Bilancio 2025 ha per questo previsto che le lavoratrici con figli possano beneficiare di requisiti più favorevoli per la pensione anticipata contributiva, con una soglia minima di pensione inferiore rispetto agli altri lavoratori.

Anche le autonome che non beneficiano del TFR possono ottenere l’accesso alla pensione anticipata con un contributo mensile più basso, soprattutto se decidono di investire nei fondi pensione, rendendo la previdenza complementare una risorsa più accessibile.

Pensione complementare: quanto bisogna versare?

Le opzioni sono numerose ma la più semplice e diretta è quella a disposizione dei dipendenti, che possono alimentare un fondo pensione attraverso le quote di accantonamento del proprio trattamento di fine rapporto. Soprattutto i più giovani hanno oggi concrete possibilità di riuscire nello scopo di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro con il solo conferimento del TFR.

Volendo aggiungere oltre alla quota del TFR anche ulteriori contributi volontari, la spesa potrebbe variare dai 58 euro mensili di un quarantenne che investe ad alto rischio fino ai 568 euro mensili di un cinquantenne orientato verso una linea a basso rischio.

Al contrario, per i lavoratori autonomi senza TFR, il versamento volto ad accantonare nel fondo pensione è certamente maggiore, ma molto dipende dall’età: per un trentenne autonomo potrebbero bastare 69 euro al mese investiti in una linea azionaria, mentre servirebbero 94 euro a un trentacinquenne, 157 euro a un quarantenne e ben 480 a un cinquantenne.

Alle lavoratrici madri viene oggi richiesto un importo-soglia meno oneroso rispetto agli altri per raggiungere la pensione anticipata contributiva rispetto a quello stabilito per gli altri beneficiari. Un vantaggio che in qualche modo coinvolge anche le lavoratrici autonome, che dovrebbero versare contributi volontari compresi tra i 22 euro al mese di una trentenne e i 219 euro di una cinquantenne.