Taglio del cuneo fiscale, il Governo vuole renderlo strutturale

di Barbara Weisz

Dal Governo impegno prudente, legato ai conti, per rendere strutturale il nuovo taglio del cuneo fiscale da luglio a dicembre nel DL Lavoro: primi calcoli.

L’aumento in busta paga per i dipendenti interessati dal taglio di ulteriori quattro punti di cuneo fiscale in busta paga, in base ai primi calcoli, corrisponde ad uno stipendio che cresce fra gli 80 e i 100 euro al mese in media.

La misura contenuta nel Decreto Lavoro approvato dal Governo il primo maggio è prevista soltanto per sei mesi, da luglio a dicembre.  Tuttavia, come spiega la ministra del Lavoro Marina Calderone, l’obiettivo è quello di rendere il taglio strutturale.

Magari già con la prossima Legge di Bilancio 2024 se in autunno, in base ai numeri della NaDEF, l’esecutivo potrà prendere decisioni definitive in questo senso. Vediamo tutto.

Il nuovo taglio da luglio a dicembre

Il taglio di quattro punti riguarda la parte di contribuzione a carico del dipendente. Così lo spiega la ministra del Lavoro:

gli ulteriori quattro punti fanno sì che per chi ha redditi fino a 25mila euro ci sia una riduzione di circa il 70% del prelievo contributivo. Per chi ha fino a 35mila euro di reddito c’è il 60%.

Queste percentuali si riferiscono al taglio totale da inizio anno: la Manovra 2023 aveva già previsto una riduzione del cuneo fiscale di tre punti per i redditi fino a 25mila euro e di due punti da 25mila a 35mila euro. Il DL Lavoro prevede una nuova sforbiciata di quattro punti, sempre per redditi fino a 35mila euro.

Aumento stipendio netto 2023, primi calcoli

In totale, da inizio anno, il cuneo fiscale è sceso nel seguente modo.

  • Redditi da lavoro dipendente fino a 25mila euro: riduzione di sette punti in totale per il 2023 (tre da gennaio e altri quattro a partire da luglio). Per questa platea di lavoratori da gennaio l’aumento in busta paga medio è stato pari a 41 euro. Il taglio di ulteriori quattro punti comporta un aumento in busta paga medio di altri 55 euro. Quindi, da luglio, in busta paga ci saranno circa 95 euro in più rispetto allo stipendio di dicembre.
  • Redditi da lavoro dipendente da 25mila a 35mila euro: riduzione di sei punti in totale (due da gennaio + quattro da luglio a dicembre). Da gennaio l’aumento medio è stato di 32 euro, gli ulteriori quattro punti valgono circa 66 euro. In totale, quindi, il taglio del cuneo fiscale da luglio sarà di circa 98 euro al mese.

Calcolando che il nuovo taglio scatta da luglio e dura sei mesi (fino a dicembre), produrrà un aumento in busta paga intorno ai 600 euro in totale (qualcosa di meno in realtà, ma ogni lavoratore calcolerà in base alla retribuzione effettiva). Sommandolo al taglio del cuneo già previsto da gennaio, si arriva a circa 1200 euro annui di aumento in busta paga per i redditi fino a 25mila euro, e intorno ai mille euro per chi invece guadagna da 25mila a 35mila euro.

Ricordiamo infine che dal taglio di quattro punti previsto dal decreto Lavoro è esclusa la tredicesima, che quindi resta invariata.

Obiettivo taglio strutturale per il cuneo fiscale

La misura del Decreto Lavoro è decisamente più favorevole ai lavoratori rispetto alle ipotesi che erano state presentate nelle scorse settimane, che prevedevano una riduzione di un punto percentuale, con ipotesi di due punti per redditi fino a 25mila euro. A pensarci bene, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva anticipato l’intenzione di renderlo più favorevole, conti permettendo.

Attenzione: anche il taglio previsto dalla Manovra 2023 è limitato a quest’anno, nel senso che si applica fino al prossimo 31 dicembre. In mancanza di nuove norme, quindi, dal gennaio 2024 il vantaggio si esaurisce. E qui si inseriscono le dichiarazioni della ministra Calderone:

l’impegno è di lavorare per creare le condizioni per rendere strutturale questo intervento. Ci deve essere una situazione che lo consente. Bisogna agire con prudenza con attenzione ai conti.

Il taglio strutturale è una richiesta dei sindacati, mentre le imprese insistono per una riduzione del cuneo che riguardi anche la parte a carico del datore di lavoro. Il banco di prova, lo ripetiamo, sarà la NaDEF d’autunno: in base alle stime definitive su crescita (PIL), deficit e debito, si conosceranno i margini che il Governo ha per impostare le politiche 2024.