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I numeri delle pensioni in Italia e i punti deboli del sistema previdenziale

di Barbara Weisz

Itinerari Previdenziali, numeri e criticità del sistema pensionistico in Italia: pcoco invecchiamento attivo, troppa assistenza, perequazione penalizzante.

Il sistema previdenziale italiano resta in equilibrio, anche in prospettiva futura, ma continua a scontare una serie di problemi: innanzitutto le prestazioni assistenziali che vi incidono troppo, ma anche le formule di flessibilità in uscita che riducono l’età per la pensione di vecchiaia senza prevedere strumenti adeguati di invecchiamento attivo.

Sono le principali evidenze del decimo Rapporto di Itinerari Previdenziali, con il bilancio aggiornato del sistema previdenziale italiana, dai quali emerge anche una lettura critica della perequazione inserita nella Legge di Bilancio 2023, che penalizza i trattamenti medio-alti. Vediamo tutto.

I numeri delle pensioni in Italia

Partiamo dai dati sul sistema previdenziale. Nel 2021 aumentano sia il numero dei pensionati sia quello degli occupati, e migliora anche il rapporto fra pensionati e occupati (questo è un dato importante). Nel dettaglio, i pensionati salgono a 16,099 milioni nel 2021, con un incremento di 57mila 547 unità dai 16,041 milioni del 2020. Gli occupati, dopo la flessione imputabile al Covid nel 2020, nel 2021 hanno recuperato riportandosi a 22 milioni 884mila (non sono più conteggiati i lavoratori in CIG o inattivi da oltre 3 mesi), con un tasso di occupazione totale al 59% rispetto al 57,1% del 2020 e al 59% del 2019. A fine giugno 2022 gli occupati sono saliti a 23 milioni 70mila per un tasso di occupazione pari al 60,1%, superando il record del 2019. Il rapporto occupati e pensionati che nel 2020 si fermava a 1,384, sale nel 2021 a 1,4215.

Degli oltre 16 milioni di pensionati italiani il 51,8% è rappresentato da donne, destinatarie dell’87% del totale delle pensioni di reversibilità (con quote della pensione diretta variabili tra il 60% e il 30%, in base al reddito del superstite).

Per quanto riguarda il numero di prestazioni, al 2021 risultano in pagamento 22 milioni 758mila 797 pensioni, di cui 17 milioni 719mila 800 erogate nella tipologia IVS, e cui vanno aggiunte 4 milioni 379mila 238 di pensioni assistenziali INPS e 659mila 759 prestazioni indennitarie INAIL. Nel complesso, le prestazioni registrate nel 2021 sono 41mila 677 in più dell’anno precedente, ma comunque inferiori ai 22 milioni 805mila 765 del 2019.

Occupazione: Italia ed Europa a confronto

Tornando gli occupati, pur con i progressi sopra esposti, l’Italia si conferma tra le nazioni peggiori in Europa sul fronte occupazionale. Secondo i dati Eurostat al 2021, il nostro Paese era infatti agli ultimi posti per occupazione globale, distante di 10 punti percentuali dalla media europea (58,2% l’Italia e 68,4% la media a 27 Paesi), per occupazione femminile (qui la differenza è di circa 14 punti rispetto alla media europea) e giovanile (17,50% contro il 32,70% della media UE). Poco meglio il tasso di occupazione relativo ai lavoratori senior, dove la differenza con la media UE è di “soli” 7 punti percentuali.

Il rapporto fra occupati e pensionati

Un dato fondamentale per la tenuta del sistema previdenziale è rappresentato dal rapporto fra occupati e pensionati, che si attesta a 1,4215. E’ un incremento rispetto al 2020, ma resta sotto il record 2019 di 1,4360, miglior dato di sempre tra quelli registrati dal rapporto.  E soprattutto resta piuttosto distante quell’1,5 già indicato nelle precedenti pubblicazioni come soglia minima necessaria per la stabilità di medio-lungo termine del sistema.

Sempre che si riescano a tenere sotto controllo gli effetti su materie prime ed energia indotti dalla guerra in Ucraina, in assenza di politiche attive per il lavoro e vere politiche industriali che sappiano capitalizzare anche le risorse del PNRR, il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali non ravvede grossi miglioramenti ma ipotizza semmai che il valore rimarrà stabile per il biennio 2023-2024.

I punti critici del sistema delle pensioni italiane

«A oggi il sistema è sostenibile e lo sarà anche tra 10-15 anni, nel 2035/40, quando le ultime frange dei baby boomer nati dal Dopoguerra al 1980 (in termini previdenziali assai significative, data la loro numerosità) si saranno pensionate», commenta Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali.

Ma «perché si mantenga questo delicato equilibrio», Brambilla ritiene «indispensabile intervenire maniera stabile e duratura sul sistema, tenendo conto di quattro principi fondamentali: le età di pensionamento, attualmente tra le più basse d’Europa (circa 63 anni l’età effettiva in Italia contro i 65 della media europea) nonostante un’aspettativa di vita tra le più elevate a livello mondiale, e che dovranno dunque gradualmente aumentare; l’invecchiamento attivo dei lavoratori, attraverso misure volte a favorire un’adeguata permanenza sul lavoro delle fasce più senior della popolazione; la prevenzione, intesa come capacità di progettare una vecchiaia in buona salute; le politiche attive del lavoro, da realizzare di pari passo con un’intensificazione della formazione professionale, anche on the job».

La Legge di Stabilità 2023

Il report analizza le novità introdotte con la manovra: revisione del meccanismo di indicizzazione delle pensioni, Quota 103, proroga APE Sociale, nuova Opzione Donna.

 

Manovra sbilanciata sulle pensione basse

Sulla perequazione c’è una critica: la manovra, si legge, «premia nei fatti chi ha lavorato poco, versato pochi contributi e poche imposte ed è stato a carico della collettività durante l’intera vita lavorativa e lo è anche in pensione. Nel 2021 le pensioni sociali e quelle integrate al minimo sono costate oltre 12 miliardi più 3 miliardi di maggiorazioni sociali e oltre 1,5 per la 14° mensilità e l’importo aggiuntivo. La ipervalutazione delle pensioni minime riguarda ben 6 milioni di beneficiari, tra cui gli sfortunati (pochi), gli evasori, i lavoratori irregolari e i malavitosi (molti), mentre vengono ancora penalizzati gli 1,5 milioni di pensionati che hanno pensioni tra i 2.600 euro lordi e i 5.200 euro (da 5 a 10 volte il minimo) e i 230mila che prendono oltre 5.200 euro lordi al mese (da 10 volte il minimo) che già pagano una quantità esorbitante di imposte».

Previdenza e assistenza: urge la separazione

Il rapporto fra previdenza e assistenza è un tema su cui Itinerari Previdenziali insiste da anni. L’andamento della spesa per le prestazioni previdenziali del sistema obbligatorio si mantiene tutto sommato stabile (+3,54 miliardi rispetto al 2020), mentre si sale il costo delle attività assistenziali a carico della fiscalità generale: dal 2008, quando ammontava a 73 miliardi, l’incremento è stato di oltre 71 miliardi, con un tasso di crescita annuo di oltre il 6%, tre volte superiore a quello della spesa per pensioni, comunque sostenute da contributi di scopo.

Nel dettaglio, la spesa pensionistica di natura previdenziale comprensiva delle prestazioni IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti) è stata nel 2021 di 238,271 miliardi, in salita dell’1,5% dai 234,736 del 2020: l’incremento è 0,4 punti percentuali meno dell’inflazione. Diminuisce il saldo negativo fra entrare e uscite, pari a circa 30,006 miliardi, quasi 9 miliardi in meno dai 39,3 del 2020. Su questo dato incide in particolar modo il disavanzo della gestione dei dipendenti pubblici, che evidenzia da sola un passivo di oltre 37 miliardi (erano 33 prima di COVID-19).

Sono invece quattro le gestioni obbligatorie INPS con saldi positivi, e in recupero rispetto al 2020 anche grazie al progressivo contenimento della pandemia: lavoratori dipendenti (attivo di 11.548 milioni dai 1.203 l’anno precedente), commercianti (da 607 a 654 milioni), lavoratori dello spettacolo ex ENPALS con 288 milioni (erano 150 nel 2020), Gestione Separata dei lavoratori parasubordinati, (da 6.819 a 7.700 milioni). Quest’ultima risulta indubbiamente favorita dall’istituzione piuttosto recente, avvenuta nel 1996, e dunque dal numero ancora ridotto di pensionati, spesso peraltro percettori di assegni dall’importo contenuto.

Con la sola eccezione dell’INPGI (l’ente previdenziale dei giornalisti,), ilanci positivi anche per le Casse privatizzate dei liberi professionisti, per un saldo positivo complessivo di 3.692 milioni.

Per quanto riguarda invece la spesa assistenziale, nel 2021 risultano in pagamento 4 milioni 106mila 597 trattamenti di natura interamente assistenziale (invalidità civile, accompagnamento, assegni sociali, pensioni di guerra) e ulteriori 7 milioni 47mila 365 prestazioni tipicamente assistenziali (integrazioni al trattamento minimo, maggiorazioni sociali, importo aggiuntivo e quattordicesima mensilità). Al netto delle duplicazioni, i pensionati che percepiscono prestazioni totalmente assistite, e di fatto non sostenute da contribuzione, sono quindi 3 milioni 704mila 275, per un costo totale annuo di 21,728 miliardi.

Itinerari Previdenziali ribadisce la proposta di separare previdenza e assistenza. Fra l’altro, sottolinea Brambilla, c’è anche un tema «di adeguata comunicazione con le istituzioni europee», perché «dai dati forniti da Istat a Eurostat risulterebbe che l’Italia ha una spesa molto alta rispetto alla media europea, generando l’erronea convinzione che il sistema vada riformato». In realtà, «il vero problema è la scelta dei governi italiani di allocare misure a sostegno delle famiglie o volte a contrastare l’esclusione sociale, a tutti gli effetti spese assistenziali, sotto il capitolo pensioni». Fra le soluzioni, una riforma delle politiche attive che riesca a intervenire con efficienza sui punti critici del sistema.