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Riforma Pensioni, fumata nera: slitta il negoziato

di Redazione PMI.it

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Riforma pensioni: il Governo ha rinviato il vertice con i Sindacati in attesa di un nuovo passaggio tecnico sulla flessibilità in uscita: i prossimi step.

Si allungano i tempi del negoziato tra Governo e Sindacati sulle future pensioni: il vertice politico in agenda il 7 febbraio per fare il punto sulle proposte emerse dai tavoli tecnici e da far approvare entro il 2023, non si è tenuto. Il rinvio, in base a quanto si apprende, è che mancano ancora le ipotesi concrete sul nodo più caldo della riforma pensioni, rappresentato dalla flessibilità in uscita.

Non è chiaro in che modo proseguiranno i lavori in calendario: in base alle indicazioni che filtrano, ci sarà prima un nuovo passaggio tecnico, probabilmente il 15 febbraio, poi il vertice politico originariamente previsto il 7 febbraio.

Le proposte finora emerse

Fino a questo momento, lo ricordiamo, si sono tenuti una serie dii tavoli tecnici dai quali sono emerse le proposte di bonus contributivi ai lavoratori con carriere discontinue e bassi salari, meccanismi di valorizzazione contributiva dei periodi di studio, formazione o di cura della famiglia, il silenzio-assenso per la destinazione del TFR ai fondi pensione, nonché forme di incentivazione, anche fiscale, della previdenza integrativa.

Fra le altre ipotesi c’è anche quella di procedere con ulteriori proroghe dell’Opzione Donna, con la possibilità di utilizzare anche per questa forma di pensione anticipata il cumulo dei contributi, che oggi non è previsto.

I nodi da sciogliere

Sullo sfondo, il vero nodo politico della riforma delle pensioni 2022-2023: le nuove formule di flessibilità in uscita. Sul fronte sindacale le posizioni sono ben note, e prevedono la pensione anticipata a 62-64 anni, oppure con 41 anni di contributi. La posizione del Governo è quella di incentivare il ricalcolo contributivo, e su questa base sembra procedere il negoziato.

La reazione dei Sindacati

In attesa di chiarimenti e nuove date, si registra la posizione critica espressa dal segretario confederali UIL, Domenico Proietti, che definisce «grave» il rinvio, «infondata e pretestuosa», la motivazione addotta. Proietti ricorda come fosse stato proprio l’Esecutivo a richiedere un punto politico dopo i tavoli dedicati a pensione di garanzia per i giovani, pensione agevolata per le donne e previdenza complementare, per affrontare solo successivamente il capitolo sulla flessibilità in uscita. La Uil, conclude Proietti, «si aspetta che il governo riprenda subito il confronto per definire, in vista del prossimo DEF, soluzioni positive alle attese dei lavoratori e delle lavoratrici».