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Parità di genere in Manovra, certificazione per le imprese

di Redazione PMI.it

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Certificazione della parità di genere in azienda e Piano nazionale ci contrasto al gender gap sul lavoro e nella società: le misure in Legge di Bilancio.

Nella Legge di Bilancio 2022 ci sono misure per la parità di genere che riguardano anche il mondo del lavoro. Si tratta di un capitolo che va nella direzione prevista dal PNNR, il Recovery Plan italiano all’interno del quale il contrasto al gender gap risulta uno degli obiettivi trasversali, con un piano strategico nazionale e novità in materia di conciliazione casa famiglia. Vediamo innanzitutto quali sono le misure nel disegno di legge dalla Manovra, che si appresta a iniziare il suo iter parlamentare nei prossimi giorni.

Certificazione su parità di genere

La certificazione di parità di genere nelle imprese viene indicata come uno dei nuovi obiettivi del Fondo per la parità salariale introdotto dalla Manovra 2021 (comma 276, legge 178/2020), che viene rifinanziato con una dotazione di 52 milioni di euro annui a partire dal 2022 (dai 2 milioni annui precedentemente previsti). Oltre a perseguire  gli obiettivi legati al sostegno e al riconoscimento del valore sociale ed economico della parità salariale e delle pari opportunità sui luoghi di lavoro, il Fondo dovrà definire procedure per l’acquisizione, da parte delle imprese pubbliche e private, di una certificazione della parità di genere cui siano connessi benefici contributivi a favore del datore di lavoro. E’ previsto un decreto ministeriale con le modalità attuative.

La definizione di un sistema nazionale di certificazione della parità di genere è anche uno degli obiettivi previsti dal Piano strategico nazionale per la parità di genere, un nuovo strumento previsto dalla Manovra che, in coerenza con i target europei al 2025, ha i seguenti obiettivi:

  • individuare buone pratiche per combattere gli stereotipi di genere,
  • colmare il divario di genere nel mercato del lavoro,
  • raggiungere la parità nella partecipazione ai diversi settori economici,
  • affrontare il problema del divario retributivo e pensionistico,
  • colmare il divario e conseguire l’equilibrio di genere nel processo decisionale.

Per mettere a punto il piano vengono istituiti una Cabina di regia interistituzionale e un Osservatorio nazionale per l’integrazione delle politiche per la parità di genere, all’interno del quale ci sarà anche un Tavolo di lavoro sulla “certificazione di genere alle imprese”. Che dovrà mettere a punto una strategia che accompagni e incentivi le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il gap di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, parità salariale a parità di mansioni, politiche di gestione delle differenze di genere e tutela della maternità. Con appositi provvedimenti attuativi verranno definiti i parametri minimi per il conseguimento della certificazione della parità di genere, con particolare riferimento alla retribuzione corrisposta e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, nonché di coinvolgimento delle rappresentanze sindacali aziendali e delle consigliere e dei consiglieri territoriali e regionali di parità nel controllo e nella verifica del rispetto dei requisiti necessari al loro mantenimento.

Infine, la Manovra rende strutturale dal 2022 il congedo di paternità di dieci giorni, da utilizzare nei primi cinque mesi di vita del bambino, e la possibilità di aggiungere una giornata di congedo in alternativa alla madre (che rinuncia a un giorno di maternità). Qui in vista ci sono ulteriori novità: il Family Act, attualmente all’esame del Parlamento, potrebbe portare a tre mesi il congedo di paternità, avvicinando l’Italia alle best practice di paesi Ue come Germania, Svezia, Spagna, che sostanzialmente equiparano i congedi dei due genitori.