Lavoro: Italiani talenti in fuga

di Barbara Weisz

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Due italiani su tre pronti a trasferirsi all'estero per migliorare la carriera e l'equilibrio con la vita privata, guadagnando anche di più: indagine Randstad.

Gli Italiani hanno scarsa fiducia nelle opportunità offerte dal mercato del lavoro interno, e in due casi su tre si sposterebbero volentieri all’estero collocandosi al primo posto in Europa per propensione a diventare un “cervello in fuga” nella speciale classifica stilata nell’ambito del Randstad Workmonitor, report trimestrale del colosso del recruiting condotto in 34 paesi del mondo.

Le motivazioni prevalenti (67%): riuscire a fare carriera, godere di un certo worklife balance. Il 64% si trasferirebbe a fronte di un notevole aumento di stipendio, mentre il 57% per un lavoro più generoso di soddisfazioni.

Le destinazioni europee più gettonate: Germania al primo posto seguita da Francia, Svizzera e Spagna a pari merito, sul terzo gradino Regno Unito. Poi Austria e Belgio. A livello internazionale, prima meta gli USA, seguiti da Australia e Canada.

Gli Stati uniti sono la destinazione preferita dei lavoratori d tutto il mondo (non solo italiani, dunque), mentre al secondo posto e terzo posto (sempre su scala internazionale) ci sono Germania e Regno Unito. Il 3% dei lavoratori mondiali verrebbe in Italia (contro il 10% che andrebbe negli USA e l’8% in Germania).

Quasi la metà preferirebbe emigrare piuttosto che cambiare carriera, mentre il 57% accetterebbe di trasferirsi se l’azienda glielo chiedesse pur di non perdere il proprio posto di lavoro.

Positivo il sentiment dei lavoratori italiani nei confronti della diversity in azienda, l’80% dei dipendenti preferisce lavorare con persone di diverse culture e il 74% crede che sia importante assumere personale dall’estero se mancano le competenze necessarie.

«L’elevata propensione degli italiani a spostarsi all’estero» commenta Marco Ceresa, amministratore delegato Randstad Italia, testimonia «l’intraprendenza e la consapevolezza da parte degli italiani di un mondo del lavoro sempre più globale, ma rappresenta anche una spia di allarme sulle opportunità offerte dal mercato italiano».

Il problema è che «un’eccessiva emigrazione dei profili migliori rischia di tradursi in un impoverimento sociale ed economico del paese». Sfida anche per le imprese, che devono «migliorare le strategie di attrazione de talenti», con possibilità di carriera, formazione e valorizzazione delle competenze, coinvolgimento dei dipendenti in progetti stimolanti, equilibrio fra lavoro e vita privata.

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