Decreto Dignità: incentivi per la trasformazione a tempo indeterminato

di Barbara Weisz

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L'annuncio del ministro Di Maio, le agevolazioni per chi stabilizza i contratti a termine nella legge di conversione del Decreto Dignità, Boccia chiede di togliere la causale fino a 24 mesi.

Il Governo pensa di inserire nel Decreto Dignità un incentivo per le imprese che trasformano i contratti a termine in tempo indeterminato: parola del ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, che risponde così alle critiche degli industriali sul provvedimento che ha appena iniziato l’iter ala Camera, assegnato alla commissione Lavoro. No alla causale per due anni, propone il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, in un confronto con il titolare del Lavoro andato in onda su La7.

Il decreto Dignità, lo ricordiamo prevede la stretta sui contratti a termine, per cui dopo i primi 12 mesi senza causale l’impresa deve motivare il rinnovo, in base a criteri precisi fissati dalla legge.

Sono possibili al massimo quattro rinnovi, e non più cinque, e la durata massima è pari a 24 mesi, da precedenti 36 anni. In parole semplici, dopo due anni l’impresa non può più prorogare un contratto a tempo determinato. Il rischio, secondo le imprese, è che in questo modo si alimenti il turn over, più che la stabilizzazione dei contratti. A questa critica risponde Di Maio: «in sede di conversione del decreto inseriremo anche degli incentivi per stabilizzare ulteriormente il contratto a tempo indeterminato». Nessuna ulteriore indicazioni sulla natura di questi incentivi (fiscali? previdenziali?).

Chiarezza, invece, sull’obiettivo che l’esecutivo persegue con il Decreto Dignità: combattere il precariato, incentivare il lavoro stabile. Un obiettivo che il presidente di Confindustria dichiara di condividere divergendo però sulle misure previste. Il problema, spiega, è che «l’imprenditore non ha certezza sul futuro», un problema che riguarda tutta l’economia, e di conseguenza la stretta sui contratti a termine toglie flessibilità in un momento delicato.

In ogni caso, la posizioni di Confindustria sembra ammorbidita rispetto ai toni, molto duri, dei primi giorni, e c’è di fatto una richiesta precisa al Governo: «togliere la causale per più di 24 mesi».

Sullo sfondo, la polemica dei giorni scorsi sulle stime INPS relative all’impatto del Decreto Dignità sull’occupazione, che costerebbe 8mila posti di lavoro.

Di Maio porta avanti la posizione del Governo, che difende il provvedimento e contesta il report, e su questo incassa anche l’accordo di Confindustria, con Boccia che ritiene a sua volta eccessive le stime contenute nella relazione tecnica: «non entriamo merito della previsione che sembra anche a me eccessiva. Il nostro centro studi non ha fatto valutazioni, ma non toccherà tanto l’occupazione ma soprattutto il turn over».