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Riforma Pensioni: la quota 100 del PD

di Barbara Weisz

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Dal PD un pacchetto di Riforma Pensioni con quota 100 a 63 anni: ok anche ad uscita con 41 anni di contributi, nona salvaguardia, taglio pensioni d'oro e rinnovo opzione donna.

Spunta anche una quota 100 del PD fra le proposte di Riforma Pensioni allo studio: l’hanno presentata i parlamentari alla Camera Cesare Damiano e Andrea Orlando.

E’ molto simile a quella del programma del Governo Conte – che richiede un minimo di 64 anni di età e 36 anni di contributi – e prevede un’età anagrafica minima di 63 anni da sommare ad almeno 37 anni di contributi per il diritto a pensione.

Deputati Pd d’accordo anche con la pensione anticipata a 41 anni di contributi, altra misura nell’agenda Di Maio (rimandata al 2019 diversamente rispetto alla quota 100, che potrebbe essere inserita nella manovra di Bilancio).

Contrariamente al Governo, intenzionato ad abolire l’APE Social, il Pd propone di rendere strutturale il beneficio previdenziale raggiungibile con 63 anni di età per chi appartiene a una delle quattro categorie di lavoratori ammessi (disoccupati, caregiver, disabili, addetti a mansioni gravose).

Stessa vision per l’APE volontaria, il prestito pensionistico che consente ai lavoratori (63 anni di età e 20 anni di contributi) di incassare un trattamento poi restituito con rate ventennali sulla pensione.

L’opposizione si allinea nella richiesta di nona e conclusiva salvaguardia esodati, proroga Opzione Donna, revisione adeguamenti alle aspettative di vita, taglio pensioni d’oro con soglia di 5mila euro netti.

Tutto uguale, insomma, ma con in più l’APE Social. Se le stime della maggioranza potevano risultare ambiziose in termini di coperture finanziarie, quelle dell’opposizione, almeno così poste, sembrano ancor meno sostenibili.