Sergio Pininfarina: l’ultima lezione di Made in Italy

di Barbara Weisz

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Il Senatore a vita Sergio Pininfarina – imprenditore, ingegnere, designer, presidente onorario del gruppo omonimo ed uno dei grandi nomi del Made in Italy nel mondo – si è spento a 86 anni.

Cavaliere del Lavoro e «figura altamente rappresentativa del mondo dell’industria», «ha contribuito all’apertura internazionale dell’impresa italiana»: così lo ha ricordato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Nato a Torino nel 1926, ha raccolto il testimone dell’azienda paterna in cui ha cominciato a lavorare negli anni ’50, in cui nei film di Hollywood iniziavano a comparire le auto firmate dall’azienda piemontese, una su tutte: la Nash Healey Spider.

Alla nascita Sergio si chiamava semplicemente Farina: Pinin era il diminutivo di papà  Battista. Il nuovo cognome arrivò nel ’61 per provvedimento del Quirinale a firma Gronchi, grazie a cui il cognome diverrà  Pininfarina.
Un simbolo italiano destinato a restare.

Le Ferrari, la Galleria del vento, piuttosto che il Duetto Alfa Romeo o la Giulietta Spider, ma anche le Bentley, la Peugeot 406 Coupé: sono gioielli storici le vetture disegnate e progettate da Pininfarina.

Sono moltissime le lezioni che gli imprenditori possono trarre dalla storia di quest’uomo e di quest’azienda simbolo storico dell’eccellenza italiana nel mondo: lo stile, la vocazione internazionale, l’amore per il dettaglio, l’impegno civile in Confindustria e nelle istituzioni del paese, l’eleganza, la cultura, l’innovazione continua.

E anche, perché no, il ricordo di un passaggio generazionale, momento sempre delicato nelle aziende familiari, fra i migliori della storia imprenditoriale italiana.