Crescita economica? Investire in conoscenza

di Stefano Gorla

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Quando ancora Ignazio Visco non pensava minimamente di diventare Governatore della Banca d’Italia ha condotto alcune riflessioni che rispondono all’adagio di Einaudi “conoscere per deliberare” e sono pertanto etremamente utili rileggere alla luce della attuale situazione del nostro Paese: un riequilibrio strutturale e duraturo implica il ritorno alla crescita dell’economia reale.
Per raggiungere questo obiettivo occorre considerare l’istruzione, il senso civico e il rispetto per la legalità , il capitale umano e il capitale sociale, intese come le questioni centrali per il progresso economico e umano del nostro paese.

Oggi il nostro Paese non cresce in seguito al “ritardo e alle incertezze con cui il sistema produttivo ha risposto negli ultimi vent'anni alle sfide dell'innovazione tecnologica, dell'affermarsi sulla scena mondiale di nuove economie, del deciso aumento dell'integrazione europea. L'ingresso nell'unione monetaria ha fatto venir meno gli effimeri guadagni derivanti dalla svalutazione nominale del cambio, ci ha imposto un maggior rigore fiscale per rispettare i patti europei”.

La ricetta degli interventi che il Governatore propone per aumentare il potenziale di crescita prevede una riforma della governance dell'economia per stimolare l'attività  d'impresa e l'inserimento durevole nel mondo del lavoro sia delle donne che dei giovani.
A tal fine occorre
a) maggiore concorrenza, in particolare nei settori dei servizi protetti;
b) un più ampio accesso al capitale di rischio, soprattutto per le imprese innovative come le start up;
c) una regolamentazione del mercato del lavoro e un sistema di protezione sociale che, agendo congiuntamente, favoriscano la riallocazione delle risorse umane verso gli impieghi più produttivi;
d) maggiore efficienza nell’amministrazione della giustizia civile.

I provvedimenti approvati (vedi il pacchetto giustizia) e in corso di elaborazione (annunciati nella Conferenza stampa di fine anno 2011) del Governo Monti rispondono pienamente a queste indicazioni.

Ma il punto cruciale, secondo il Governatore, è l’aumento della dotazione di capitale umano.

Se per “capitale umano” si intende il patrimonio di abilità , capacità  tecniche e conoscenze di cui le persone sono dotate, ne deriav la sua rilevanza economica in funzione del miglioramento dei processi produttivi e quindi della competitività  dell’economia italiana.

Si tratta in verità  della strada tracciata a livello europeo dalla Strategia di Lisbona quando all'inizio del nuovo millennio, di fronte alle sfide della globalizzazione e della rivoluzione tecnologica, i Capi di Stato e di Governo dell'Unione Europea lanciarono l'obiettivo di fare dell'Unione “l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale” entro il 2010.
Per raggiungere questo risultato l'UE parla del “triangolo della conoscenza”, ovvero rappresenta il concetto di conoscenza come l'insieme di ricerca, innovazione e istruzione.
Purtroppo la grave crisi finanziaria mondiale non ha consentito di realizzare pienamente quanto ci si era proposti e pertanto la nuova strategia Europa 2020 ha rilanciato l’obiettivo di Lisbona 2000 attraverso tre priorità  che si rafforzano a vicenda ed intendono aiutare l’UE e gli Stati membri a conseguire elevati livelli di occupazione, produttività  e coesione sociale. :
CRESCITA INTELLIGENTE, con un’economia costruita sulla conoscenza e sull’innovazione;
CRESCITA SOSTENIBILE, per un’economia competitiva che sappia utilizzare con efficienza le risorse;
CRESCITA INCLUSIVA per far crescere il numero di occupati, per costruire coesione sociale e territoriale.

Secondo Visco il capitale umano non si acquisisce più, una volta per tutte, sui banchi di scuola, per poi applicarlo in modo standard durante l'intera vita lavorativa. Oggi ciò che conta è la “competenza”, ossia la capacità  di adattare le conoscenze e le abilità  al cambiamento continuo della società  contemporanea, ricercando soluzioni innovative.
Si tratta di realizzare “il passaggio da un modello di crescita basato sostanzialmente sull'imitazione e sul progressivo avvicinamento alla frontiera tecnologica a uno basato sulla capacità  di generare indipendentemente l'innovazione, facendo avanzare quella stessa frontiera”.

Il ritardo italiano è impietosamente misurato dall’ OCSE, secondo le cui statistiche nel 2009 il 54 per cento degli italiani di età  compresa tra i 25 e i 64 anni aveva conseguito un diploma di scuola secondaria superiore, contro il 73 per cento della media OCSE, mentre la quota di laureati nella fascia d'età  25-64 anni era di poco inferiore al 15 per cento, pari alla metà  di quella media dei paesi dell'OCSE.
Addirittura lo'indagine internazionale Adult Literacy and Lifeskills del 2003 per misurare le competenze funzionali alfabetiche (literacy) e matematiche (numeracy) e la capacità  di analisi e soluzione di problemi mostra che circa l'80 per cento degli italiani di età  compresa tra i 16 e i 65 anni non è in grado di compiere ragionamenti lineari e fare inferenze di media complessità .

Ma a metà  del decennio scorso l'investimento in conoscenza – approssimato dalla spesa complessiva pubblica e privata in istruzione superiore, ricerca e sviluppo, software – mentre in Italia era pari al 2,4 per cento del PIL, la media OCSE raggiungeva il 4,9 per cento.

Una comunità  di individui istruiti e consapevoli, che è più propensa a condannare la deviazione dalla legalità  e a riconoscere i benefici derivanti dalla cooperazione, è anche maggiormente portata a condividere l'insieme di valori e norme che facilitano il raggiungimento di obiettivi comuni con cui frequentemente si identifica il “capitale sociale”.

Ecco allora che investire in conoscenza va oltre l’obiettivo della crescita economica e rappresenta un importante fattore di coesione sociale e di benessere dei cittadini. Può contribuire infatti all'innalzamento del senso civico, alla formazione delle regole sociali tacite, alla rete delle relazioni fiduciarie esitenti in un territorio, ossia al capitale sociale : un insieme di valori in sé, indipendentemente dagli effetti positivi sulla crescita economica.