Facebook: dallo Spam all’Advertinig selvaggio

di Sonia Ferretti

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Multa da 873 milioni di dollari a un cittadino canadese, condannato per aver danneggiato Facebook: è già  storia.
La sentenza arriva dalla Corte Distrettuale della California, che ha punito Adam Guerbuez e la sua compagnia, la Atlantis Blue Capital, per aver messo in rete circa 4 milioni di junkmail (Spam!) via mail, ha richiamato l’attenzione sui pericoli che si annidano dietro ai social networks.

Il tutto, infatti, sarebbe stato compiuto utilizzando un sistema di phishing per carpire informazioni riguardanti il login di molti utenti Facebook, con lo scopo di inviare materiale pubblicitario non richiesto. Con le stesse modalità  si possono attuare vere e proprie truffe ai danni degli ignari utenti di Facebook o altri social network, sempre più popolati anche da utenze professionali, in cerca di nuove sinergie operative 2.0 e interazioni a scopo business.

La misura presa dall’Autorità  statunitense rientra nei provvedimenti contemplati dal CAN-SPAM Act – emanata dal governo USA e firmata da George W. Bush nel dicembre 2003 – che sancisce i termini per il controllo dello Spam via Internet.

Questo tuttavia non è l’unico sistema per “usufruire” di attività  promozionali tramite Facebook. Infatti, se si fa parte di un gruppo abbastanza numeroso di utenti è possibile inviare loro diverso materiale nella casella di posta. E in questo caso non ci sono normative che tengano!

La possibilità  di annunciare eventi a tutto il gruppo permette di fare parecchie cose. Ad esempio, se si volesse pubblicizzare un seminario formativo promosso dalla propria azienda lo si potrebbe gratuitamente e in pochi step:

  1. entrare in un gruppo numeroso, possibilmente a tema (magari il medesimo in cui è specializzata la propria società )
  2. inviare a tutti i contatti la richiesta di partecipazione all’evento

Ora, i contatti su Facebook si identificano con il termine ‘amici‘, ossia persone che si conoscevano già  ma anche persone mai viste che condividano i propri interessi (interessi di lavoro, specializzazioni, iniziative politiche, culturali o sociali, ecc.)

Purtroppo c’è chi, probabilmente per aumentare il suo giro di conoscenze, sfrutta anche il nome di personaggi famosi. A questo scopo pare che Facebook abbia introdotto una commissione per verificare l’accaduto e contenere i disagi di tale fenomeno. La particolarità  di Facebook è infatti questa: non si usano un nickname e un avatar ma il proprio nome e cognome e la propria foto!

Con l’imperversare di virus e violazione della privacy su Internet e i continui moniti sulla sicurezza è paradossale il successo di questo sito che, forse, per gli utenti rappresenta una “fuga nella realtà “, un posto dove finalmente essere se stessi anche in Rete..