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Nucleare: Romani dice sì, gli Italiani no

di Noemi Ricci

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Per il Ministro Romani l'Italia deve puntare al Nucleare e mirare a un piano UE: concorde Veronesi, ma il 75% degli Italiani avrebbe già detto "no".

Ufficializzato lo stop in Italia alle centrali nucleari – con conseguenze dirette sul Referendum di giugno – il Ministro per lo sviluppo Economico, Paolo Romani, ha dichiarato che il Governo italiano sosterrà ora il “nuovo nucleare europeo“.

Secondo Romani, pur non possedendo centrali nucleari attive, l’Italia deve farsi trovare pronta dall’Europa per un eventuale concordato UE sul Nucleare.

«Il nostro Paese vuole partecipare a pieno titolo alla stesura dei nuovi standard di sicurezza»: in pratica si investirà comunque sull’energia atomica. Eppure, l’emendamento approvato al Senato con maggioranza parziale (133 sì, 104 no e 14 astenuti) sostituisce la moratoria, sancendo l’abbandono del Piano Energetico Nucleare.

Umberto Veronesi, presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, esortato il Governo a investire nella ricerca nucleare: «Rimango convinto che per risolvere il drammatico problema energetico del futuro dovremo pacatamente valutare rischi e benefici di tutte le fonti di energia, senza escludere il nucleare».

Resta il fatto che il 75% degli Italiani è contrario al Nucleare (1% è indeciso, 24% favorevole). E il disastro giapponese avrebbe spostato solo un 4% di voti dal Sì al No; nNel Paese, inoltre, è in fporte aumento la preoccupazione sul rischio causato da impianti vicino frontiera, manifestato dal 60% degli intervistati (sondaggio Doxa nell’ambito dell’indagine WIN-Gallup International).

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