Wind Day: Italia, bene Eolico ma mercato a rischio

di Noemi Ricci

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L'Italia è in prima linea nel business dell'energia eolica, ma come spesso accade nel nostro paese, burocrazia, infrastrutture e manovra finanziaria mettono a rischio il mercato. Oggi il Wind Day

Energia eolica: nel “Giorno del Vento” (Global Wind Day), si fa il punto anche in Italia sul mercato della produzione di energia da fonti rinnovabili e in particolare sull’Eolico: secondo recenti dati Ewea (European Wind Energy Association) l’Italia è al terzo posto per nuova capacità installata nel 2009 (+1114 MW) e per potenzialità di sviluppo futuro.

Un totale di 4844,80 MW, pari all’11% di quella europea, meglio della Spagna (+2459 MW) e della Germania (+1917 MW).

In occasione della seconda edizione del Global Wind Day, l’Ewea dipinge il quadro futuro della capacità eolica complessiva europea nel 2020: 230 GW.

L’Italia darà il proprio apporto con 11,8 GW, rimanendo però ancora dietro a Germania (25,1G W previsti), Spagna (23,3 GW) e subendo il sorpasso di Gran Bretagna (22,8GW) e Francia (19,6 GW).

In Italia le potenzialità sono alte, ma a ostacolare lo sviluppo del mercato eolico, secondo il segretario scientifico dell’Anev (Associazione Nazionale dell’Energia del Vento), Luciano Pirazzi, vi sarebbero in primo luogo le difficoltà burocratiche e amministrative. Basti pensare che per ottenere il permesso per un impianto eolico sono necessari 3-4 anni in media.

Anche le infrastrutture rappresentano un ostacolo importante, poiché la rete elettrica non è ancora pronta ad assorbire tutta l’energia prodotta con il vento, tanto che spesso gli operatori si trovano costretti a bloccare gli impianti eolici per evitare il surriscaldamento, causando una perdita nella produzione di energia pari al 10%.

Infine, anche per l’Eolico pende la spada di Damocle dei certificati verdi. La recente manovra finanziaria ha infatti tolto al Gestore dei Servizi Energetici la possibilità di acquistarli. Secondo Pirazzi questo mette a rischio l’industria dell’eolico, insieme a 25mila posti di lavoro, oltre ad impedire il raggiungimento degli obiettivi imposti da Bruxelles per le energie rinnovabili entro il 2020, mettendo così il Paese a rischio di pesanti sanzioni comunitarie.