Contributi Editoria: approvati i nuovi requisiti

di Francesca Vinciarelli

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Nuove regole e requisiti di accesso ai contributi statali per l'Editoria, anche digitale e multimediale: obiettivo, promuovere pluralismo di informazione e innovazione.

Approvato il Decreto Editoria che riforma i contributi al settore: si tratta della conversione, con modificazioni, del decreto-legge 18 maggio 2012, n. 63, recante disposizioni urgenti in materia di riordino dei contributi alle imprese editrici, nonché di vendita della stampa quotidiana e periodica e di pubblicità istituzionale (C. 5322).

Il Decreto Editoria approvato in via definitiva a Montecitorio propone una disciplina transitoria, in attesa della ridefinizione della legge sui contributi all’Editoria –  demandata ad un disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei Ministri l’11 maggio 2012 (A.C. 5270) – dopo aver già sancito l’abolizione dei contributi diretti a partire dal 31 dicembre 2014.

Riforma dei contributi statali

L’obiettivo della riforma delle misure di sostegno dell’Editoria – studiato dal sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Paolo Peluffo – è di razionalizzare e rendere più trasparenti i contributi, che saranno concessi in base alle vendite effettive e non in proporzione alla tiratura.

Il Decreto Editoria, si legge in una nota del Governo, «spinge verso l’innovazione e verso comportamenti coerenti con la trasformazione del mercato e interviene, più in generale, a tutela del pluralismo dell’informazione, così come garantito dall’articolo 21 della Costituzione».

Requisiti e incentivi

Il Decreto Editoria ridetermina requisiti di accesso, criteri di calcolo dei contributi e tetto massimo dei costi ammissibili (articoli 1-2); introduce il sostegno all’editoria multimediale e alla digitalizzazione del sistema di distribuzione e vendita (articoli 3-4); regolamenta la pianificazione pubblicitaria per le campagne della PA (articolo 5);  abroga disposizioni legislative e regolamentari (articolo 6).

Vengono dunque premiate le imprese dell’Editoria:

  • che grazie qualità e concorrenzialità dimostrano di essere realmente capaci di stare sul mercato con buone vendite;
  • che assumono o mantengono stabile un numero minimo di giornalisti e poligrafici (requisito vincolante per l’erogazione del contributo);
  • che sposano l’innovazione aprendo un canale online per cogliere le sfide di un mercato sempre più improntato al digitale.

Inoltre, in Decreto Editoria introduce una disciplina specifica per i periodici pubblicati o diffusi all’estero (articolo 1-bis) e semplificazioni per piccole testate online (articolo 3-bis), no profit e associazioni d’arma e combattentistiche (articolo 5-bis).

Il tutto si allinea con le misure della Spending Review ma anche con il famoso riordino degli incentivi di Stato alle imprese, che vedeva da tempo il Decreto Sviluppo come principale strumento di attuazione normativa.
In linea di massima, il Decreto Editoria cerca dunque di contribuire alla necessità dell’Esecutivo di raggiungere nel 2013 il pareggio del bilancio pubblico, difendendo al contempo il patrimonio culturale italiano.

 

Per approfondimenti, consulta la normativa completa in materia, disponibile sul sito web della Camera dei Deputati.

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