Fondo Sociale Europeo: finanziamenti per la formazione e la competitività

di Stefano Besana

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Uno degli strumenti di finanziamento più significativi d'Europa, il Fondo Sociale Europeo è un bacino importante dal cui attingere risorse per migliorare la propria realtà professionale, ma a patto di ricorrervi con le giuste modalità

Dal 1957 il Fondo Sociale Europeo (FSE) sostiene cittadini e imprese comunitarie potenziandone le competenze per accrescerne le opportunità di lavoro.

Obiettivo principale del Fondo è pertanto quello di promuovere l’occupazione di qualità mediante il cofinanziamento di progetti nazionali, internazionali o locali/regionali.

I contributi del fondo si differenziano per regione, pur mantenendo un occhio di riguardo per quelle sfavorite e meno sviluppate. Stati membri e regioni possono stilarne i programmi operativi in base alle proprie peculiari esigenze.

FSE ed Europa

La strategia di fondo del Fondo è legata all’Agenda di Lisbona, che mira a rendere l’Europa un centro economico di prim’ordine entro il 2010.
Da questo punto di vista il Fondo si colloca nell’ambito delle politiche del lavoro fornendo sostegno in primo luogo alle categorie di lavoratori più a rischio(donne, immigrati, giovani, anziani, disabili, etc.). Secondariamente, promuove innovazione, cambiamento, mobilità e adozione di nuove pratiche lavorative attraverso la formazione dei lavoratori già in servizio.

Una delle parole chiave del programma attuale è proprio “flessicurezza“, neologismo coniato ad hoc per sottolineare l’importanza di muoversi verso entrambe le direzioni di lavoro: l’una dedicata alla flessibilità, che sostituisca le obsolete concezioni di lavoro stabile; l’altra che garantisca sempre, attraverso il ruolo specifico della formazione, anche una maggiore sicurezza dei lavoratori, incoraggiati a divenire attori consapevoli del proprio percorso professionale in un’ottica di empowerment individuale.

L’impegno programmatico attualmente in corso, denominato “investire sulle persone”, è iniziato nel 2007 e si esaurirà nel 2013. In questo arco temporale regioni e Stati membri UE si divideranno 75 miliardi di euro per raggiungere quanto prefissato.

Sono due i macro-obiettivi di fondo che muovono il FSE:

  1. Obiettivo Convergenza – indirizzato alle regioni UE con PIL pro-capite inferiore al 75% della media comunitaria. Tali paesi riceveranno più dell’80% dei finanziamenti UE;
  2. Obiettivo Competitività regionale e occupazione – destinato alle regioni UE che non rientrano nel primo obiettivo.
  3. Per entrambi, il Fondo si articolerà in cinque azioni chiave:

    • Accrescere l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese;
    • Migliorare l’accesso all’occupazione e l’inserimento nel mercato del lavoro;
    • Potenziare l’inclusione sociale combattendo ogni forma di discriminazione e promuovendo l’integrazione delle persone svantaggiate nel mondo del lavoro;
    • Promuovere partenariati per le riforme nei settori dell’occupazione e dell’integrazione;
    • Espandere e migliorare gli investimenti nel capitale umano, migliorando in particolare i sistemi di istruzione e formazione.

    Non tutte le aree d’Europa hanno diritto ai medesimi contributi. Le regioni maggiormente interessate sono Sud Italia, paesi dell’Est, di recente acquisizione, e Sud della Spagna con il Portogallo. Tali aree rappresentano proprio quelle interessate dal primo dei due macro-obiettivi sopraccitati.

    Accedere ai finanziamenti

    Il FSE non eroga direttamente i fondi ma si coordina con agenzie nazionali e locali. In Italia, le informazioni si trovano sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – attraverso il portale EuropaLavoro.

    Attraverso il sito ufficiale è possibile accedere ad un database che permette di evidenziare in pochi semplici passaggi i fondi stanziati per singolo paese in relazione anche alle regioni e ai programmi. Uno strumento davvero interessante che permette di avere subito un colpo d’occhio su ciò che è veramente utile sapere.

    Ciascuno Stato membro concorda – assieme alla Commissione Europea – uno o più programmi operativi per i finanziamenti del FSE durante il periodo di riferimento (adesso siamo nell’arco 2007-2013). I programmi definiscono obiettivi e priorità di intervento.

    I beneficiari dei progetti possono essere: amministrazioni pubbliche, ONG, parti sociali attive nel campo dell’occupazione e del lavoro, ecc.

    Gli interessati ai finanziamenti devono farsi carico di contattare l’autorità preposta alla gestione del fondo nel proprio paese, al fine di usufruire delle risorse messe a disposizione dai progetti per la propria formazione e il proprio apprendimento.

    Le aziende stesse possono divenire partecipanti attivi, per esempio offrendo formazione o erogando corsi specifici che consentano di apprendere nuove competenze: formazione ed educazione professionalizzante sono considerate infatti di fondamentale importanza per la crescita economica, professionale e sociale, non solo delle aziende ma degli stessi Stati membri.

    FSE in Italia

    Come gli altri paesi, anche l’Italia ha stabilito, in accordo con gli organi europei, una serie di priorità. Per il periodo 2007-2013 il nostro paese attuerà 24 Programmi Operativi in funzione dell’aumento della produttività delle aziende e dei lavoratori italiani, al fine di migliorarne flessibilità e competitività sul piano internazionale. Il tutto intrecciato in una fitta rete di partenariati tra università, enti pubblici e mondo del lavoro.

    I finanziamenti sono destinati a sei aree principali:

    Priorità 1 – Adattabilità
    Migliorare la competitività promuovendo il cambiamento, incentivando l’innovazione e sostenendo le PMI nel mercato globale. Sviluppare sistemi di formazione continua migliorando al contempo la qualità e l’organizzazione del lavoro incoraggiando anche la mobilità, sia essa geografica o professionale.

    Priorità 2 – Occupabilità
    Combinare la flessibilità e la sicurezza del mondo del lavoro. Con particolare attenzione alle categorie deboli e all’impiego delle donne.

    Priorità 3 – Inclusione Sociale
    Rimuovere gli ostacoli che impediscono alle categorie deboli di trovare e mantenere un impiego, fornendo percorsi di personalizzazione al lavoro. Aiutare i più svantaggiati a ottenere un lavoro combattendo la discriminazione.

    Priorità 4 – Capitale Umano
    Migliorare la qualità degli interventi di istruzione e formazione indirizzati al sistema occupazionale. Approntare programmi di validazione delle competenze e di valutazione per gli enti di formazione, per garantire standard qualitativi elevati. Investire su reti tra università, enti pubblici e aziende che fungano da punti di riferimento sul territorio, per fornire ai cittadini strumenti utili per la propria crescita professionale.

    Priorità 5 – Transazionalità e interregionalità
    Scambio di buone pratiche nel campo dell’occupazione per incentivare i progetti congiunti transazionali e interregionali.

    Priorità 6 – Capacità istituzionale
    Potenziare le amministrazioni locali in modo da promuovere cooperazioni e partenariati che collaborino in un’ottica di rete.

    I problemi di accesso a tali finanziamenti sono spesso dovuti – soprattutto a livello italiano – a fattori di tipo culturale ancor più che di tipo tecnico: troppe volte non si conoscono né gli strumenti cui si può ricorrere né i finanziamenti disponibili per le proprie attività.

    Questa “ignoranza” di fondo, eliminabile con un piccolo sforzo informativo, è a mio parere il vero vincolo che impedisce un impiego corretto di tali risorse (del FSE come di altri strumenti). In un momento di crisi, come quello che stiamo attraversando, guardare oltre potrebbe essere un valido aiuto per risollevare le proprie sorti aziendali e professionali.

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