Chi si è fatto rimborsare dall’azienda le rette scolastiche dei figli trova nel 730 precompilato un’imposta che non dovrebbe pagare. Nel modello predisposto dall’Agenzia delle Entrate l’intero rimborso welfare confluisce fra i redditi a tassazione separata, anche quando il beneficio fiscale ottenuto l’anno precedente riguardava una frazione di quella somma. Il conto lo paga chi accetta la dichiarazione senza verificarla, perché la correzione va fatta a mano prima dell’invio.
In sintesi:
- il rimborso di oneri già detratti in anni precedenti va dichiarato fra i redditi a tassazione separata, ai sensi dell’art. 17, comma 1, lettera n-bis del TUIR;
- nel rigo M3 del quadro M va riportata la spesa che ha dato diritto alla detrazione, entro il tetto applicato in quell’anno;
- per le spese sostenute fino al 2024 il tetto di detrazione era 800 euro per alunno, elevato a 1.000 euro dal 2025 dall’art. 1, comma 13 della legge 207/2024;
- sull’importo del rigo M3 l’imposta si applica con un’aliquota massima del 27%, ai sensi dell’art. 21, comma 1 del TUIR;
- il termine per l’invio del 730/2026 è il 30 settembre 2026, mentre chi ha già trasmesso può presentare un modello integrativo entro il 26 ottobre 2026.
- Il rimborso aziendale delle rette scolastiche nel 730 precompilato
- Rimborsi per l’istruzione dei figli esenti senza limite di importo
- Come si corregge il rigo M3 prima dell’invio
- Quanto costa lasciare nel rigo M3 l’importo caricato dal Fisco
- L’opzione per la tassazione ordinaria nel quadro M
- I controlli sul 730 dopo la modifica del rigo M3
- Le scadenze per chi ha già inviato la dichiarazione
Il rimborso aziendale delle rette scolastiche nel 730 precompilato
Nel modello 730/2026 il rimborso welfare incassato nel 2025 compare per intero fra i redditi a tassazione separata del quadro M, anche quando la detrazione fruita negli anni precedenti riguardava una quota molto inferiore. Il caso più frequente riguarda le rette del 2024, detratte nel 730/2025 ed estinte dal rimborso arrivato l’anno dopo, ma il meccanismo vale per qualsiasi spesa detratta in passato e rimborsata nel 2025. Il contribuente che conferma la dichiarazione così com’è versa un’imposta calcolata su una base che non gli è mai stata riconosciuta come beneficio.
Il dato arriva dalla Certificazione Unica, dove il datore di lavoro espone i rimborsi esenti nella sezione dedicata ai rimborsi di beni e servizi non soggetti a tassazione, nei punti da 701 a 706, con il codice onere 12 per le spese di istruzione diverse da quelle universitarie. L’applicativo della precompilata trasferisce quel valore nel rigo M3 senza poterlo confrontare con l’importo che il contribuente aveva effettivamente portato in detrazione per le spese di istruzione dei figli, che era limitato dal tetto di legge. Lo stesso effetto si produce sulle spese di istruzione universitaria, rimborsabili con il medesimo meccanismo.
Rimborsi per l’istruzione dei figli esenti senza limite di importo
Le somme erogate dal datore di lavoro per i servizi di educazione e istruzione dei familiari non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente senza alcun tetto di importo, ai sensi dell’art. 51, comma 2, lettera f-bis del TUIR, a condizione che il beneficio sia offerto alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti. Il rimborso può quindi coprire l’intera retta, di qualsiasi ammontare.
La soglia di 1.000 euro, elevata a 2.000 euro per i lavoratori con figli fiscalmente a carico dall’art. 1, comma 390 della legge 207/2024, appartiene a un’altra disciplina: opera in deroga al comma 3 dell’art. 51 del TUIR e copre i beni ceduti, i servizi prestati e i rimborsi di utenze domestiche, canone di locazione e interessi sul mutuo dell’abitazione principale. Il disallineamento della precompilata nasce dal confronto con il tetto della detrazione, fermo a 800 euro per alunno sulle spese del 2024 e portato a 1.000 euro per quelle sostenute dal 2025.
Come si corregge il rigo M3 prima dell’invio
La correzione consiste nel sostituire l’importo caricato dal Fisco con la spesa che ha davvero generato la detrazione, che per il 2024 non poteva superare 800 euro per ciascun alunno. Il percorso per recuperare il dato passa dalla dichiarazione dell’anno precedente:
- si apre la dichiarazione dell’anno in cui si è fruito della detrazione, di norma il 730/2025, e si legge il quadro E nei righi da E8 a E10 con codice 12;
- si confronta quell’importo con la cifra che la precompilata espone nel rigo M3 fra i redditi a tassazione separata;
- si riduce il valore del rigo M3 fino a farlo coincidere con la spesa detratta, verificando che l’anno indicato sia quello in cui si è fruito del beneficio;
- si elimina del tutto la voce quando la spesa non era stata detratta oppure era stata indicata già al netto del rimborso ricevuto.
Sulle somme a tassazione separata indicate nel quadro M il sostituto d’imposta trattiene un acconto del 20%, previsto dall’art. 1, comma 3 del decreto legge 669/1996. La trattenuta arriva quindi in busta paga già con il conguaglio, mentre l’imposta definitiva viene liquidata in seguito dall’Agenzia: chi lascia il dato errato anticipa denaro e attende il rimborso della differenza.
Quanto costa lasciare nel rigo M3 l’importo caricato dal Fisco
Su un rimborso da 2.000 euro relativo a una spesa detratta per 800 euro, il prelievo generato dall’errore supera il doppio del beneficio fiscale che il contribuente aveva ottenuto. Il calcolo seguente applica l’aliquota del 23%, quella corrispondente al primo scaglione, che l’art. 21, comma 1 del TUIR individua sulla metà del reddito complessivo netto del biennio anteriore.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Spesa scolastica sostenuta nel 2024 per un figlio | 2.000 euro |
| Spesa ammessa in detrazione nel 730/2025, entro il tetto | 800 euro |
| Detrazione IRPEF ottenuta, pari al 19% | 152 euro |
| Rimborso welfare incassato nel 2025 | 2.000 euro |
| Importo esposto dalla precompilata nel rigo M3 | 2.000 euro |
| Imposta sul dato caricato dal Fisco, con aliquota al 23% | 460 euro |
| Imposta sul dato corretto di 800 euro, con aliquota al 23% | 184 euro |
| Prelievo aggiuntivo prodotto dall’errore | 276 euro |
Il divario si allarga con l’aliquota. L’art. 21, comma 1 del TUIR fissa per queste somme un limite massimo del 27%: applicandolo, l’imposta sui 2.000 euro sale a 540 euro contro i 216 euro dovuti sull’importo corretto, con 324 euro di prelievo aggiuntivo a fronte di un beneficio originario di 152 euro. Nel caso limite di chi aveva rinunciato alla detrazione, la dichiarazione accettata così com’è fa pagare un’imposta su un vantaggio fiscale mai goduto.
L’opzione per la tassazione ordinaria nel quadro M
Accanto all’importo, il rigo M3 ospita la casella per l’opzione della tassazione ordinaria, che porta la somma nel reddito complessivo del 2025 assoggettandola all’aliquota marginale IRPEF. La scelta è alternativa alla tassazione separata e produce risultati diversi a seconda della storia reddituale del contribuente.
La tassazione separata si calcola sull’aliquota corrispondente alla metà del reddito complessivo netto del biennio 2023-2024, con il limite del 27%. L’opzione ordinaria risulta più favorevole a chi nel 2025 ha avuto redditi bassi, ha perso il lavoro o dispone di detrazioni capienti da utilizzare, perché in quel caso l’aliquota marginale scende sotto quella determinata sul biennio. Chi nel 2025 ha invece redditi più alti degli anni precedenti trova nella tassazione separata il regime meno oneroso.
I controlli sul 730 dopo la modifica del rigo M3
La correzione trasforma la dichiarazione in un 730 modificato, con effetti sui controlli che dipendono dal canale di trasmissione. Chi invia direttamente dal portale dell’Agenzia o tramite il sostituto d’imposta conserva la protezione sugli oneri comunicati da terzi e lasciati invariati, e il controllo documentale riguarda i soli documenti che hanno determinato la modifica.
Il quadro cambia con l’invio tramite CAF o professionista abilitato. Le istruzioni al modello 730/2026 prevedono che, in presenza di modifiche che incidono sulla determinazione del reddito o dell’imposta, i controlli documentali siano effettuati nei confronti dell’intermediario e possano riguardare anche gli oneri detraibili e deducibili già comunicati all’Agenzia, con la sola eccezione delle spese sanitarie non modificate. Chi passa dall’assistenza fiscale ha quindi interesse a portare con sé la documentazione delle spese scolastiche e la copia della dichiarazione dell’anno precedente.
Le scadenze per chi ha già inviato la dichiarazione
Il termine per la presentazione del modello 730/2026 è fissato al 30 settembre 2026, quindi chi deve ancora trasmettere corregge il rigo M3 direttamente nella dichiarazione. La funzione di annullamento via web, utilizzabile una sola volta, si è chiusa il 22 giugno.
Chi ha già inviato accettando l’importo caricato dal Fisco dispone del 730 integrativo, da presentare entro il 26 ottobre 2026 tramite CAF o professionista abilitato, perché la riduzione del rigo M3 genera un minor debito o un maggior credito. In alternativa si utilizza il modello Redditi correttivo nei termini, entro il 2 novembre 2026. In entrambi i casi occorre conservare la dichiarazione del 2025 con il quadro E, che documenta l’importo effettivamente portato in detrazione.