Riforma Madia bocciata dalla Consulta

di Teresa Barone

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La Corte Costituzionale dichiara la Riforma della PA parzialmente illegittima.

La Riforma della Pubblica Amministrazione proposta dal Ministro Marianna Madia è stata giudicata parzialmente illegittima dalla Consulta, che ha “bocciato” quattro nodi cruciali della Legge Delega.

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Accogliendo il ricorso della Regione Veneto, la Corte Costituzionale con la sentenza 251 ha dichiarato la parziale illegittimità della Riforma per quanto riguarda il varo dei decreti legislativi attuativi previa semplice acquisizione del parere della Conferenza Stato-Regioni e non in seguito a una vera e propria intesa con la stessa.

«Non è possibile individuare una materia di competenza dello Stato cui ricondurre, in via prevalente, la normativa impugnata, perché vi è, invece, una concorrenza di competenze, statali e regionali, relative a materie legate in un intreccio inestricabile, è necessario che il legislatore statale rispetti il principio di leale collaborazione e preveda adeguati strumenti di coinvolgimento delle Regioni (e degli enti locali), a difesa delle loro competenze.»

Questo è quanto si legge nella sentenza. In particolare, i quattro punti riguardano la dirigenza pubblica, il riordino della disciplina delle partecipazioni societarie, i servizi pubblici locali di interesse economico generale e il pubblico impiego (articoli 11, 17, 18 e 19 della legge 124 del 2015).

Per quanto riguarda la riforma della dirigenza (il decreto è stato approvato dal CdM), prevede l’istituzione dei ruoli unici per i dirigenti di Stato, Regioni ed enti locali, limita la durata degli incarichi a quattro anni rinnovabili e per i dirigenti senza incarico impone la perdita delle componenti variabili del compenso: se questa condizione si protrae per un biennio, inoltre, è prevista la ricollocazione in altri uffici e la decadenza dal ruolo in caso di rifiuto.

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Il riordino della disciplina del lavoro pubblico non è stato ancora attuato, fatta eccezione per i procedimenti disciplinari che riguardano la falsificazione delle presenze: i lavoratori statali colti in flagranza di reato vengono sospesi con l’avvio dell’iter di licenziamento da portare a termine entro 30 giorni.

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