Scuola, l’Italia investe poco e paga meno i prof

di Barbara Weisz

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E' fra i fanalini di coda del mondo per investimenti nella scuola, gli insegnanti sono pagati meno della media. Pochi i laureati. Il rapporto Ocse sull'istruzione.

Con l’inizio dell’anno scolastico arriva una notizia che certamente interesserà gli insegnanti, ma anche gli studenti e le famiglie. In Italia, gli stipendi dei professori diminuiscono, mentre nel resto d’Europa e del mondo aumentano. Lo rileva l’annuale rapporto Ocse sul sistema dell’istruzione nei paesi più industrializzati. E non è tutto: è fra le più basse del mondo la percentuale di investimenti dell’Italia nell’istruzione in rapporto al pil, e anche se in media i nostri studenti passano più ore a scuola rispetto agli altri, il numero di diplomati è più basso della media (ma cresce) e siamo fanalino di coda per numero di laureati.

Andiamo con ordine. Sul fronte degli investimenti, mentre la media dei 36 paesi Ocse è pari al 6,1% del pil, l’Italia destina all’istruzione il 4,8% del prodotto interno lordo (i dati si riferiscono al 2008), ed è al 29esimo posto in classicia. Questo significa che siamo uno degli unici nove paesi Ocse a spendere meno del 5% in istruzione, insieme a Cina, Repubblica Ceca, Germania, Ungheria, Indonesia, Giappone, Russia, Repubblica Slovacca. I più virtuosi, ovvero quelli che investono maggiormente nella scuola, sono Cile, Danimarca, Islanda, Israele, Corea, Norvegia e Usa, tutti sopra il 7% del pil.

Gli stipendi degli insegnanti in Italia dal 2000 al 2009 sono diminuiti dell’1%, mentre in media nei paesi Ocse sono aumentati del 7%. Ed erano e restano fra i più bassi.

Un maestro italiano a inizio carriera guadagna poco più di 25mila dollari, contro una media superiore ai 26mila 500 dollari, e la forbice si allarga a fine carriera quando l’italiano arriverà a 37mila dollari contro una media di 47mila 784 dollari.

Un insegnante delle medie o delle superiori guadagna 27mila 358 dollari in Italia, e rispettivamente 28mila 262 e 29mila 472 negli altri paesi. A fine servizio il professiore italiano guadagna dai 41mila040 ai 42mila908 dollari, a seconda che sia delle medie o delle superiori, mentre un collega di un altro paese dai 45mila664 ai 47mila740 dollari.

In compenso, i docenti sono più numerosi, rispetto agli alunni: uno a 11 in Italia, contro uno a 16 di media Ocse. E l’Italia vanta anche un primato: è il primo paese per ore di istruzione del ciclo dell’obbligo, 8mila316 contro una media di 6mila800.

Tutto questo però non si risolve in un beneficio per gli studenti, visto che torniamo agli ultimi posti per numero di diplomati e di laureati. Per numero di laureati siamo 34esimi: ha un titolo universitario il 14% della popolazione adulta e il 20% della fascia d’età fra i 25 e i 34 anni, contro il 37% di media Ocse. Non solo: il tasso di occupazione di un laureato è al 79%, mentre negli altri paesi è all’84%.

I laureati sono però avvantaggiati rispetto ai diplomati in termini di aspettative di stipendio: nel corso della vita lavorativa possono guadagnare fino a 300mila dollari in più rispetto a chi ha solo finito le superiori (contro una media Ocse di 175mila dollari). Ma attenzione: a patto di essere uomini, perchè le donne laureate guadagnano il 65% dello stipendio dei colleghi (negli altri paesi la media è al 72%).

Quanto ai diplomati, sono il 70,3% della popolazione fra i 25 e i 34 anni contro una media Ocse dell’81,5%, ma negli ultimi anni è aumentato il numero di chi finisce le superiori: i giovani sono il 30% in più dei loro genitori.

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